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ESERCIZI DI ITALIANO ON LINE – L’ARTICOLO PARTITIVO

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ESERCIZI

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ESERCIZIO DI ITALIANO ON LINE – L’ARTICOLO PARTITIVO

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L’articolo partitivo serve ad indicare la parte di un tutto e significa “una certa quantità di”.

Es.: Vorrei del prosciutto. (la persona che parla non vuole tutto il prosciutto, ma solo una certa quantità.)

L’articolo partitivo funziona come plurale dell’articolo indeterminativo e può essere sostituito con “alcuni”, “alcune”.

Es.: C’e un cane in giardino.  Ci sono dei (alcuni) cani in giardino. (dei = articolo partitivo)

C’è una mela sul tavolo. Ci sono delle (alcune) mele sul tavolo. (delle = articolo partitivo)

Può indicare una quantità imprecisata ed essere sostituito con ” un po’ “.

Es.: C’è del (un po’ di) pane nella credenza. (del = articolo partitivo)

Sia gli articoli partitivi che alcune preposizioni articolate si formano con la proposizione semplice di + articolo determinativo.

Per non confonderli prova a fare la sostituzione con “un po’ di”, “qualche”, “alcuni”, “alcune”. Le preposizioni non possono essere sostituite da queste espressioni, né possono essere omesse (non messe).

Es.: Alice ha dei denti bianchissimi. (Se togliamo il partitivo DEI, la frase funziona lo stesso. = Alice ha denti bianchissimi.)

Alice mi parla spesso dei suoi amici. (Se togliamo la preposizione DEI, la frase non funziona.= Alice mi parla spesso suoi amici).

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E LA PREPOSIZIONE ARTICOLATA

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LA MATEMATICA CON BABBO NATALE

SCEGLI CON QUALE DELLE QUATTRO OPERAZIONI VUOI GIOCARE E IL LIVELLO DI DIFFICOLTA’, PIU’ RISPOSTE CORRETTE DARAI E PIU’ LUCI NATALIZIE GUADAGNERAI PER ABBELLIRE LA TUA CASA.

Dopo aver eseguito i calcoli ti verrà mostrato il punteggio ricevuto e potrai trascinare le luci che hai guadagnato spostandole dalla scritta in alto a sinistra fino alla casa. Posizionale come vuoi tu. Poi scegli con quale strumento far suonare la musica natalizia.

QUALORA VENGANO SVOLTI IN CLASSE, QUESTI ESERCIZI SONO PIU’ DIVERTENTI SE RISOLTI COLLETTIVAMENTE, IN MODO DA NON EVIDENZIARE LE DIFFERENZE NELLA VELOCITA’ DI CALCOLO TRA GLI ALUNNI.

BUON NATALE

CON LA MATEMATICA

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LE PIRAMIDI, DALLO STUDIO AL COMPITO DI REALTA’

Gli antichi egizi ritenevano che si potesse godere di una vita serena sia in questo mondo che nell’altro, purché si fosse restati fedeli all’ordine divino. La sopravvivenza dopo la morte era garantita a condizione che il defunto fosse sepolto nelle forme prescritte: doveva essere preservato il nome, inciso nella pietra, il corpo doveva essere mummificato e il morto doveva essere accompagnato nel sepolcro da cibi, utensili e quant’altro gli sarebbe servito nella vita dopo la morte.

A partire dalla terza dinastia e per tutto l’Antico e il Medio regno i faraoni furono sepolti nelle piramidi.

Le piramidi erano collocate all’interno di un complesso funerario che comprendeva diversi luoghi di culto. Le piramidi di Giza erano unite a due templi collegati da vie e porticati. Il tempio vicino alla piramide serviva a celebrare il culto del faraone. L’altro, più lontano, era il luogo dell’imbalsamazione. Tutta l’area sacra, che comprendeva altre piccole piramidi e templi minori destinati ai funzionari e ai membri della famiglia reale, era chiusa da mura alte parecchi metri.

Riguardo alla tecnica di costruzione delle piramidi, sorgono ancora oggi dubbi ed interrogativi e il dibattito è ancora acceso tra gli storici. Quali modalità permisero ad un’antica civiltà di trasportare e innalzare milioni di blocchi di pietra? Si calcola che per costruire la piramide di Cheope ne siano stati utilizzati oltre due milioni e mezzo, ciascuno dal peso di 2,5 tonnellate.

All’epoca in cui venne portata a termine, intorno al 2750 a.C., la grande piramide di Cheope, gioiello dell’Antico Regno, misurava 146 metri di altezza, con una base quadrata di 240 metri, il che la rendeva la piramide più maestosa dell’Egitto, nonché la più antica della Piana di Giza. Dopo 46 secoli, gli agenti atmosferici ne hanno ridotto l’altezza di 9 metri. Addentrarsi nei cunicoli di questa imponente struttura può essere un’esperienza indimenticabile. Ma va detto che non è cosa semplice, a causa delle loro dimensioni ridotte e della ripida ascesa che conduce nella parte centrale della piramide. L’ingresso è situato su una facciata della piramide ed è raggiungibile dopo essersi arrampicati salendo su una serie di rudimentali gradini. L’entrata immette in un lungo corridoio scavato nella roccia che discende per 30 metri di profondità e conduce ad una tomba incompiuta. E’ invece il percorso ascendente, che si addentra per 40 metri, a condurre alla Grande Galleria, un ambiente alto 8,5 metri e lungo 47 metri. All’interno di questa galleria, un piccolo passaggio orizzontale conduce alla Camera della Regina. Salendo lungo la Grande Galleria si raggiunge la Camera del Re, costruita con blocchi di granito rosso. Due antichi condotti rendono la sala perfettamente areata, nonostante sia sovrastata da tonnellate di pietra.

Nelle vicinanze della grande piramide ne sorgono altre due: quella di Chefren e quella di Micerino, la più piccola delle tre.

La piramide di Chefren è alta 136 metri e conserva sulla sua sommità le lastre calcaree bianche di rivestimento che inizialmente ricoprivano tutte e tre le piramidi, facendole luccicare al sole.

Nel corso dei secoli le piramidi furono spogliate di questo rivestimento esterno, poiché i lastroni vennero utilizzati per la costruzione di palazzi e moschee, con la conseguenza che rimase esposto il nucleo interno meno resistente agli agenti atmosferici. All’interno della camera funeraria è ancora conservato il sarcofago in granito di Chefren.

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La Sfinge, scolpita direttamente nella roccia, si situa in fondo alla rampa che conduce alla piramide di Chefren, il che porta a pensare che fu costruita proprio da questo faraone, di cui ne raffigurerebbe i tratti, incorniciati dal nemes, il fazzoletto a strisce indossato solo dai membri della famiglia reale.

Il leone dalla testa umana fu chiamato Sfinge dagli antichi greci, in quanto molto simile al mostro alato con il corpo leonino e la testa di donna che proponeva enigmi, uccidendo tutti coloro che non riuscivano a risolverli.

Purtroppo la Sfinge è colpita da un processo di decadimento. Ai piedi della Sfinge sono stati trovati frammenti della barba cerimoniale ora conservati al British Museum di Londra e al Museo di antichità egiziane del Cairo. Alcuni attribuiscono a Napoleone la colpa di averne asportato il naso. 

COSTRUIRE UNA PIRAMIDE COME COMPITO DI REALTA’

Al termine di un percorso di studio sulla civiltà egiziana, condotto attraverso ricerche, esercizi, giochi on-line, realizzazione di mappe ecc., (attività prevalentemente sperimentate in  lavori di gruppo),  è possibile far costruire ai bambini un modello di piramide realizzato in cartoncino, sulle cui facce potranno essere disegnati vari aspetti delle conoscenze apprese. Dalla raffigurazione della struttura sociale (piramidale), ad una semplice rappresentazione di come internamente era organizzata la piramide di Cheope (o qualunque altra). Date le misure reali della piramide costruita, gli alunni dovranno compiere un’attività di riduzione in scala. Il manufatto realizzato dovrebbe consentire ai bambini di esporre verbalmente i contenuti appresi, tenendo mini lezioni di storia per i compagni. Le competenze maggiormente coinvolte in questo genere di attività sono la competenza nella madrelingua, la competenza matematica, imparare ad imparare (utilizzare, reperire, organizzare informazioni da fonti diverse per assolvere un determinato compito).

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VIDEO

LA PIRAMIDE DI CHEOPE
COME SI COSTRUIVA UNA PIRAMIDE – ZANICHELLI

 

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UN BULLO O UNA PERSONA DA AMARE?

Recentemente la canzone vincitrice dello “Zecchino d’Oro” ci porta a riconsiderare la figura del bullo. Un ragazzino prepotente, arrogante, che esprime la sua rabbia e intimorisce i suoi pari. Certo. Tutto vero. Ma perché un bambino o un ragazzino si comporta così? E’ il caso di “bollarlo come bullo” o di aiutarlo a crescere? Magari mostrandogli che c’è anche molto di buono in lui, come in qualunque altra persona. Di quali sofferenze  e solitudini il “bullo” è portatore? E non dimentichiamo che si parla di persone che per la loro età hanno bisogno del sostegno degli adulti per diventare grandi. Inutile citare la mole bibliografica a sostegno dei bisogni speciali di questi giovani spaventosi, considerati a volte figli di genitori poco capaci, oppure quasi nati sotto una cattiva stella. Ma penso che tutti noi sappiamo che non si tratta di questo. La nostra società, ricca di media e social net-work, rende difficile la comunicazione a livelli profondi. La sofferenza non va di moda, il disagio è oggetto di giudizio. Ma è proprio possedere un’immagine negativa di se stessi che produce gli effetti peggiori nel comportamento dei ragazzi. E può essere difficile ripristinare un canale di interazione efficace con loro…Ma soprattutto, al di là dei nostri pensieri da adulti, di ripristinare l’amore, la fiducia e l’apprezzamento, che oltre ogni visibile apparenza, i giovani più di noi hanno il diritto di ottenere.

Educare all’inclusione, fin dalla più tenera età, resta l’unica strada da percorrere per creare i presupposti di una società futura migliore.

CANZONE VINCITRICE DEL 59°  “ZECCHINO D’ORO”

QUEL BULLETTO DEL CARCIOFO

interprete Chiara Masetti; musica G. De Rosa; testo Serena Riffaldi.

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LA SOCIETA’ EGIZIA – MATERIALE PER LO STUDIO DELLA STORIA IN CLASSE QUARTA

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Fin dalle origini, la storia dell’Egitto è inseparabile da quella dei suoi sovrani. Non a caso, il primo racconto della storia egizia narra proprio dell’incoronazione di Menes , il primo dei faraoni. Nella mentalità egizia il faraone discende dagli dei ed è egli stesso di natura divina. Suo compito è preservare l’armonia che governa il mondo. Perché gli dei che sono all’origine del ciclico miracolo delle piene del Nilo continuino a rinnovare il loro dono, il faraone deve garantire il culto religioso e la giustizia nel paese. Signore assoluto del Regno, superiore anche ai sacerdoti perché dio egli stesso, il faraone deve solo rispettare l’ordine eterno che regola il mondo.

Per governare il paese, il faraone si serviva di una numerosa schiera di funzionari. Il capo di questi ultimi, il visir, era l’uomo più potente del paese dopo il faraone. I funzionari vigilavano sull’attribuzione delle terre, controllavano la distribuzione dei raccolti, provvedevano all’esazione delle tasse. I visir erano generalmente due: uno per l’Alto e l’altro per il Basso Egitto. Nelle loro responsabilità erano assistiti da legioni di scribi, sovrintendenti, messaggeri e guardie. Essi potevano emettere giudizi, attribuire e revocare cariche, riscuotere tasse, mobilitare le guardie, sovrintendere alle operazioni di taglio del legname e di irrigazione , dirigere i capivillaggio nei lavori agricoli estivi, valutare lo stato di fortificazione dei confini, equipaggiare le navi. Nelle prime dinastie i funzionari erano probabilmente parenti del faraone: dato che l’autorità proveniva da dio, coloro che anche in minima parte partecipavano della sua essenza divina erano meglio qualificati per governare in subordine. Col tempo gli incarichi finirono per diventare ereditari, secondo una generale tendenza a seguire la tradizione egiziana di collocare l’erede al posto del padre. Vere e proprie dinastie di funzionari esistevano al fianco di quelle dei sovrani. Nel Nuovo Regno i funzionari di palazzo agivano come un consiglio privato della corona e aiutavano il re a governare. Alcuni avevano l’incarico di ricevere e assegnare le materie prime e i beni finiti, i tributi, il contenuto dei bottini di guerra e altre merci.

Un grande potere era attribuito ai sacerdoti custodi dei templi in cui presiedevano i riti sacri, e che erano centri intellettuali del paese dove si trasmettevano le conoscenze di medicina, di magia, di matematica e astronomia. Qui venivano formati gli scribi, che avevano il compito di realizzare tutte le iscrizioni necessarie al funzionamento della civiltà egizia. Come in Mesopotamia, anche in Egitto la scrittura nacque infatti da necessità pratiche, legate all’amministrazione del Regno. La scrittura egizia conservò sempre il suo originario carattere pittografico, cioè i simboli mantennero la somiglianza con l’oggetto rappresentato. Fu proprio per la padronanza nella scrittura che lo scriba rese l’antico Egitto lo stato più fortemente organizzato e prospero del Vicino Oriente, per così lungo tempo. Gli scribi erano prevalentemente funzionari pubblici incaricati di tenere registri di tutti i tipi; oltre però ai conti, rapporti, testi legali, trattati matematici e medici, sfornarono una vasta produzione letteraria che influenzò alcuni scritti dell’Antico Testamento. Una formazione da scriba era premessa necessaria per diventare medico, architetto o sacerdote. Mentre raramente era possibile, nell’antico Egitto, poter aspirare ad una carriera per chiunque possedesse del talento, succedeva a volte che una persona di umili origini ottenesse cariche importanti grazie allo studio. Gli scribi infatti, oltre alle mansioni sopra citate, potevano dedicarsi all’insegnamento. Questo vuol dire che grazie al duro studio necessario per diventare uno scriba capitava che un uomo qualunque riuscisse a raggiungere per i soli suoi meriti una posizione autorevole, nonostante che la tradizione egiziana volesse che il figlio prendesse il posto del padre, dal faraone al più umile dei contadini.

Più in basso, in quella che si potrebbe definire una società piramidale, c’erano poi artigiani e commercianti e, per finire, un gran numero di contadini. Gli scultori e i pittori non avevano necessità di saper leggere e scrivere. Essi copiavano su larga scala quello che un maestro-scriba aveva disegnato per loro. L’artista era considerato un artigiano, scultori e pittori sono spesso rappresentati al lavoro negli stessi laboratori come falegnami, fabbri, vasai la cui individualità non aveva alcuna importanza. Nei tempi antichi, quando la città di Menfi era il centro della cultura egiziana, i sommi sacerdoti portavano il titolo di “Decani dei Mastri Artigiani” e progettavano gli edifici, le loro decorazioni e contenuti. Così guidavano costruttori, scalpellini pittori, gioiellieri, falegnami e altri artigiani che materialmente realizzavano ed abbellivano le opere da loro concepite.

La classe contadina costituiva l’elemento più numeroso e resistente della popolazione, ma dato che era analfabeta, non ha mai avuto voce. Il lavoro agricolo consisteva nella bonifica  delle rive paludose del fiume, l’estensione delle aree coltivate, la pulizia dei canali d’irrigazione, la rimozione dai campi coltivati della sabbia sospinta dal vento e il laborioso innaffiamento a mano dei campi più alti. Il contadino era sempre alle prese con la siccità, i vermi, i parassiti, le locuste, i ladri e gli esattori delle tasse. Per la maggior parte i contadini vivevano nel loro villaggio accampati con mandrie e greggi sotto semplici ripari. La ricchezza dell’Egitto dipendeva essenzialmente dall’agricoltura, dalla capacità e dalla laboriosità dei suoi contadini. E questo concetto era ricordato dalle secche del Nilo. Era sempre necessario tenere una parte dei raccolti di scorta per le annate in cui le inondazioni erano scarse. Il sostentamento di molti artigiani che non coltivavano la terra dipendeva dai prodotti agricoli: si trattava di tessitori del lino e della lana, dei macellai, degli artigiani che lavoravano il pellame, dei birrai, dei fabbricanti di cesti, stuoie e corde, dei falegnami, ma anche dei sacerdoti, scribi e altri funzionari necessari al buon andamento dell’apparato statale. Al momento del raccolto, un commissario misurava le messi e calcolava quanto era dovuto allo stato. Venivano contati i bovini, le oche e in generale tutto il bestiame, sulla base della loro crescita numerica si calcolavano le tasse. E siccome nell’antico Egitto non esisteva il denaro sotto forma di moneta, comparso in epoca persiana, ogni forma di commercio consisteva nel baratto e la tassazione veniva richiesta in natura. Per quanto riguardava il contadino, le tasse erano altissime: veniva pretesa almeno la metà di ogni produzione (anche dei frutteti, palmeti, alveari, vigne e di ogni altra merce prodotta dalla terra) e a lui restava lo stretto indispensabile per vivere.

Nelle situazioni critiche, c’è da dire, a tutti era richiesto lo sforzo, anche se per breve tempo, a compiere lavori di manutenzione del sistema irriguo, sarchiatura dei campi o mietitura del raccolto. Venivano persino reclutati i sacerdoti, gli alti funzionari venivano ingaggiati per controllare i lavori. Tuttavia, essendo nelle condizioni di pagare un sostituto, questi ultimi restavano fuori da tali incombenze, destinate comunque ai membri della società che non avevano i mezzi per farsi sostituire e che quindi risultavano l’effettiva forza lavoro.

Tutti gli altri lavoratori erano servi e schiavi, prevalentemente stranieri provenienti dall’Asia, o catturati in guerra, la cui condizione era comunque protetta dalla legge. Essi non potevano entrare nei cortili dei templi essendo considerati impuri. Non potendo permettersi una sepoltura, i loro corpi venivano gettati nel Nilo. E tuttavia anche il sistema della schiavitù esigeva un trattamento ragionevole. Ciò vuol dire che essi, oltre a vitto e alloggio, ricevevano una dotazione annuale di indumenti, olii e biancheria. Quando faceva molto caldo il loro orario di lavoro veniva ridotto. Sta di fatto che lo schiavo personale di un egiziano di alto rango viveva in una situazione di agiatezza maggiore rispetto a quella di un contadino locale.

LA CONDIZIONE DELLA DONNA

La donna aveva gli stessi diritti dell’uomo ed era considerata ad esso complementare. Poteva possedere beni e amministrarli direttamente. Nella linea ereditaria non c’era differenza tra maschi e femmine. Pochissime tra le antiche civiltà hanno permesso alle donne di raggiungere importanti posizioni sociali e ruoli di primo piano. Esistevano donne lavoratrici, donne di rango elevato che potevano curare affari ed occuparsi in attività che non riguardavano esclusivamente l’amministrazione della casa, l’educazione dei figli, la direzione della servitù. Nell’antico Egitto non solo vi sono esempi indicanti il fatto che alti funzionari femminili non erano poi così rari, ma molto più sorprendentemente vi sono state donne che hanno ricoperto il più alto ufficio possibile, quello di faraone. Si pensi a Cleopatra che fu l’ultimo sovrano d’Egitto. Con lei si conclude il regno dei Tolomei e si apre il lungo dominio di Roma, che durerà ininterrottamente fino alla conquista araba.

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PIRAMIDE INTERATTIVA DELLE CLASSI SOCIALI

LA SOCIETA’ DEGLI EGIZI – MAESTRO NELLO DE LUCA

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BUON NATALE

Qualche tempo fa io e i miei alunni abbiamo parlato del significato del Natale e di che cosa avrebbero voluto chiedere come dono. Dalle discussioni di classe sono emersi pensieri molto profondi. Al di là di quanto si possa immaginare, al di là del consumismo, i bambini da sempre vogliono dare e ricevere amore. Ho cercato di mettere in rima i loro pensieri in questa poesia che torno a dedicare a loro e a tutte le persone che dal Natale vorrebbero le stesse cose.

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LETTERA A BABBO NATALE

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LA RELIGIONE E GLI DEI EGIZI – MATERIALE PER LO STUDIO DELLA STORIA IN CLASSE QUARTA

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Gli antichi egizi erano politeisti, cioè credevano in una pluralità di dei.

Per gli egiziani gli dei erano continuamente presenti nel mondo e nei fatti del mondo: nella natura, nella società e la storia stessa era impregnata di divinità. Alcuni dei avevano il nome dell’elemento che dominavano: RA era il sole, SHU il vuoto, cioè l’aria, NUN l’acqua, IAH la luna, NUT il cielo.

Ad alcuni dei, nel corso del tempo, furono attribuiti ruoli diversi, come nel caso di Osiride, originariamente dio della fertilità, ma che successivamente giunse ad occupare il primo posto nell’ordinamento del culto dei morti.

Altri dei erano connessi con le strutture sociali del paese e quindi ci si imbatte in KHNUM, rappresentato come ariete, dio creatore, spesso immaginato come vasaio che crea gli esseri al tornio. Seguendo il corso del Nilo da sud a nord, si incontrano moltissime divinità, legate spesso a tradizioni locali. Ad Anubi si attribuisce l’avvio della pratica della mummificazione e rientra nel gruppo degli dei connessi con il mondo dell’Aldilà. Come Osiris, sovrano, salvatore, dio cosmico che dei morti e della loro sopravvivenza ultraterrena diventa il principale patrono.

L’insieme delle divinità egizie è molto complesso. Esistono dei e dee “cosmici”, venerati in tutto il paese, numerose divinità locali minori e divinità preposte a ruoli specifici.

Alcuni dei venivano rappresentati con il corpo umano e la testa di animale.

Le case degli dei erano i templi che erano custoditi dai sacerdoti.

Anche il faraone veniva considerato un dio in terra.

Venivano adorati anche molti animali (zoolatria), come il bue, chiamato Apis, molto utile per tanti lavori, la mucca, il gatto cacciatore dei topi che infestavano l’Egitto, l’ibis (un uccello) che cacciava i serpenti, la scimmia, l’ippopotamo, la pantera, l’ariete, il falco, lo scorpione, il leone, il serpente ed il coccodrillo che segnalava l’arrivo delle piene del sacro fiume Nilo, scendendo lungo il suo delta. Sacro era anche lo scarabeo.

IL GATTO IN EGITTO

Il gatto, addomesticato intorno al 2000 a.C., divenne, a partire dalla metà del XVI secolo a.C. animale sacro, in quanto manifestazione della dea Bastet (o Bast) divinità protettrice della vita, della fertilità e della maturità, dapprima rappresentata come leonessa e poi come donna dalla testa di gatta (divinità corrispondente all’Afrodite dei greci) per venerare la quale, ogni anno, milioni di persone si riversavano nella città di Bubasti nella regione del Delta. Tra i moltissimi animali considerati sacri dagli Egizi, il gatto godeva di una posizione privilegiata, tanto che i responsabili di violenze nei loro confronti venivano puniti al pari dei criminali. Il gatto svolgeva anche un ruolo determinante nella caccia di piccole prede: cacciava topi e serpenti e recuperava uccelli precedentemente colpiti con un boomerang dal cacciatore. Raggomitolato su se stesso rappresentava la luna,  e i suoi occhi penetranti, in grado di vedere anche in assenza di luce, erano associati al sole. Presente nelle dimore private e nei templi, il gatto era trattato con particolare cura, affinché la dea di cui era espressione concedesse i suoi favori. Alla sua morte, che comportava per i padroni un vero e proprio lutto, veniva mummificato, avvolto in bende e seppellito in necropoli riservate. Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce migliaia di gatti mummificati, a testimonianza di una pratica diffusa.

Si propone lo studio della Enneade, un gruppo di nove dei che stanno alla base della cosmogonia egizia, composta da Atum e da quattro coppie di dei: Shu e Tefnut, Geb e Nut, Osiride e Iside e Seth e Nefti.

VIDEO

DEI DELL’ANTICO EGITTO

MAPPA

GLI DEI EGIZI

LINK

LA RELIGIONE DEGLI EGIZI

UNITA’ DIDATTICA

“GLI EGIZI” DI MARIANNA MEME’

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ESERCIZIO DI ITALIANO ON LINE – USO DEL CONGIUNTIVO

Il congiuntivo esprime incertezza, ipotesi, speranza, o comunque una visione soggettiva di chi parla e non un fatto oggettivo.

Ha due tempi semplici (presente, imperfetto) e due tempi composti (passato, trapassato).

Generalmente il congiuntivo è usato nelle proposizioni subordinate:

  • in dipendenza di verbi che esprimono dubbio, incertezza, augurio, desiderio, volontà, timore, speranza;

Es.: Spero che non sia troppo tardi.

         Temevo che fosse troppo tardi.

  • in proposizioni subordinate introdotte da affinché, benché, purché, prima che, a patto che;

Es.: Puoi andare alla festa purché non faccia troppo tardi.

        Avevo preparato la cena affinché fosse pronta per le sette.

  • dopo espressioni come è meglio, è necessario, è bene che, può darsi che, può essere che, bisogna che e dopo aggettivi e pronomi indefiniti come qualunque e chiunque;

Es.: Bisogna che io vada.

        Rimaniamo calmi, qualunque cosa accada.

Il tempo del congiuntivo nelle frasi subordinate dipende dal tempo della principale. Continua a leggere

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DALLA PREISTORIA ALLA STORIA

Utilizzando la linea temporale sotto riportata ho inserito dei video in corrispondenza delle diverse epoche della preistoria e delle età dei metalli.

Vai sull’immagine  e clicca sui pallini colorati per vedere i video.

 

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