TEST ON LINE DI LETTURA E COMPRENSIONE

L’INVENTORE DI SOGNI

“L’inventore di sogni”

A Peter piaceva stare da solo, e pensare i suoi pensieri.

Il guaio è che gli adulti si illudono di sapere

cosa succede dentro la testa di un bambino di dieci anni.

Ed è impossibile sapere che cosa una persona pensa,

se quella persona non lo dice.

Tratto da “L’inventore di sogni” Ian McEwan, Einaudi ragazzi

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Poco dopo il suo decimo compleanno, a Peter venne affidato il delicato incarico di accompagnare a scuola la sorellina Kate, di sette anni. Peter e Kate frequentavano la stessa scuola. Ci voleva un quarto d’ora per raggiungerla a piedi e pochi minuti, con l’autobus. Di solito ci andavano a piedi con il papà che poi proseguiva per il suo ufficio. Adesso però i bambini erano abbastanza grandi da poter andare da soli in autobus, e la responsabilità dell’impresa ricadeva su Peter.  Non erano che due fermate lungo la stessa via, ma a sentire quanto la facevano lunga la mamma e il papà, si sarebbe detto che Peter stava portando Kate al Polo Nord. La sera prima ricevette istruzioni.

Al risveglio gli toccò risentirle tutte. Poi gliene fecero un dettaglio promemoria durante la colazione. E quando i bambini erano ormai sulla porta, la mamma, Viola Fortune, ripassò un’ultima volta le varie fasi dell’operazione.

“Sono tutti convinti che io sia stupido” pensò Peter “Magari è vero”.

Non doveva mai lasciare la manina di Kate. Dovevano prendere posto al piano di sotto dell’autobus; Kate dalla parte del finestrino. Guai se si lasciavano convincere a chiacchierare con degli svitati o dei malintenzionati. Peter avrebbe detto bene al controllore dove doveva farli scendere, senza dimenticare di chiedere per piacere. E non doveva staccare gli occhi dalla strada.

Peter ripeté tutto quanto a sua madre, e si avviò alla fermata con sua sorella. Si tennero per mano lungo tutto il tragitto. Per la verità, non gli dispiaceva l’incarico, perché sua sorella gli stava simpatica. Sperava solo che nessuno dei suoi compagni lo vedesse in giro mano nella mano con una bambina.

Ecco l’autobus. Salirono e presero posto al piano di sotto. Si sentivano ridicoli a tenersi per mano anche stando seduti e poi c’erano degli altri bambini della scuola intorno, perciò si lasciarono liberi.

Peter era piuttosto fiero di sé.  Avrebbe potuto badare a sua sorella dovunque. Kate poteva contare su di lui.

Supponiamo ad esempio che si trovassero da soli in un valico di montagna, di fronte a un branco di lupi affamati, lui avrebbe saputo esattamente come comportarsi. Facendo ben attenzione di non compiere alcun movimento improvviso, avrebbe indietreggiato con Kate fino ad avere le spalle al sicuro contro una parete rocciosa. In quel modo, i lupi non avrebbero potuto circondarli. Ed ecco giunto il momento di tirar fuori di tasca due cose importantissime che per fortuna si era ricordato di prendere: il coltello da caccia e la scatola di fiammiferi. Estrae il coltello dal fodero e lo appoggia a terra fra l’erba, pronto all’uso nel caso i lupi decidessero di attaccare. Si stanno avvicinando, in effetti. Sono così affamati che ululano e perdono bava dalle fauci. Kate intanto singhiozza, ma non è certo adesso che può consolarla. Sa bene di doversi concentrare sul piano d’azione. Proprio ai suoi piedi vede qualche ramoscello e delle foglie morte. Senza perdere un minuto, Peter ne fa un bel mucchietto. I lupi continuano ad avvicinarsi. Non può permettersi di sbagliare mossa. E’ rimasto soltanto un fiammifero dentro la scatola. Si sente già il fiato dei lupi addosso: un odore tremendo di carne marcia. Peter si piega, mette le mani a coppa e accende il fiammifero. Una folata di vento fa vacillare la fiamma, ma lui l’ha avvicinata al mucchio di rami e foglie che a una a una prendono fuoco, fino a trasformarsi in un discreto falò. Peter non smette di alimentarlo con altri rametti e legni anche più grossi. Kate sta incominciando a capire e lo aiuta. I lupi indietreggiano. Gli animali selvatici hanno terrore del fuoco. Le fiamme guizzano sempre più in alto trasportando il fumo proprio dentro le fauci bavose dei lupi. Adesso Peter affera il coltello da caccia e…

Ridicolo! Erano fantasticherie come questa che potevano fargli scordare la fermata se non stava attento. L’autobus si era fermato. I bambini della scuola stavano già incominciando a scendere. Peter scattò in piedi e fece giusto in tempo a saltare a terra, che già l’autobus era ripartito. Fu solo una buona ventina di metri dopo che si rese conto di aver dimenticato qualcosa. La cartella, magari. Macché! Sua sorella! L’aveva salvata dai lupi, ma se l’era scordata seduta sul pullman. Per un momento rimase paralizzato. Osservò l’autobus allontanarsi lungo la via. “Torna indietro” sussurrò. “Ti prego.” Uno dei bambini della scuola gli si avvicinò e battendogli sulla schiena gli disse”Ehi, che ti prende? Hai visto un fantasma per caso?”

La voce di Peter sembrò venire da molto lontano. “Oh, niente, niente. Ho dimenticato una cosa sull’autobus.”

E poi si mise a correre . L’autobus era già trecento metri oltre e stava incominciando a rallentare per la fermata successiva. Peter accelerò la corsa. Correva tanto veloce che se avesse aperto le braccia, probabilmente si sarebbe alzato in volo. Allora avrebbe potuto sfiorare la cima degli alberi e…

Ma no! Non poteva davvero permettersi altri sogni a occhi aperti adesso. Doveva solo recuperare sua sorella. Magari la poverina stava già strillando in preda al terrore. Alcuni passeggeri erano scesi, e l’autobus stava già ripartendo. Peter era più vicino questa volta. Il veicolo arrancava dietro un camion. Se solo fosse riuscito a correre, senza badare al terribile dolore alle gambe e alla fitta al petto, l’avrebbe raggiunto. Quando arrivò alla fermata, l’autobus era a una cinquantina di metri appena da lui. “Più in fretta, più in fretta” si ripeté. Un bambino che stava sotto la tettoia della fermata, vedendolo passare gli gridò “Peter, ehi Peter!”

Peter non ebbe neppure la forza di voltare la testa. Ansimando, continuò a correre.

“Peter! Fermati. Sono io, Kate!”

Mettendosi una mano sul petto, Peter crollò a terra sull’erba, ai piedi di sua sorella.

“Attento! Non vedi che c’è una cacca di cane?” disse lei tranquilla vedendo il fratello che cercava di riprendere fiato. “Dai, su. E’ meglio che torniamo, se no faremo tardi. E dammi la mano, se non vuoi cacciarti in qualche altro guaio”.

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