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ARTE CONTEMPORANEA – IMMAGINI D’AUTORE

 

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I PERSONAGGI DI ANDY WARHOL

ACTION PAINTING JACKSON POLLOCK

L’ARTE DI JACKSON POLLOCK

GLI OMINI DI KEITH HARING

KEITH HARING

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PREPARIAMOCI ALL’INVALSI – ITALIANO CLASSE QUINTA

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IN UNA NOTTE BUIA

Fu’ad e Jamila attraversarono gli stretti vicoli mano nella mano fino a raggiungere la spiaggia. Le onde si scioglievano a riva in una piccola schiuma biancastra e il profumo salmastro dell’aria saliva per le narici solleticando il naso. Fu’ad accarezzò la pancia tonda di Jamila e la baciò pensando che il loro bambino sarebbe nato al di là del mare, oltre l’orizzonte, nella terra dove tutto è possibile e il cibo non manca. Si guardò intorno e vide molta gente, come lui, pronta ad andarsene. L’umo sulla vecchia barca arrugginita urlò che era il momento di salpare e che sarebbero stati in tanti, molti più del previsto. Jamila si accoccolò in attesa di Fu’ad. Guardò la città in lontananza, la spiaggia e la gente che si accalcava. Se avesse potuto gridare al mare avrebbe urlato quanto è buia la guerra, quanto è nera la fame e il come il blu profondo della nostalgia le stringeva il cuore. Fu’ad la raggiunse, si sedette accanto a lei e diede un ultimo sguardo alla spiaggia. Addio terra, addio profumo di casa. La notte umida e fredda avvolgeva la vita nel suo mantello scuro. La barca dondolava incerta tra le onde che si erano fatte enormi e nere. Fu’ad strigeva a sé Jamila. Ascoltavano bambini e madri che chiacchieravano. Voci gravi di uomini ammassati sul ponte discutevano di quanto fosse costato quel viaggio, dei debiti accumulati, della speranza di incontrare un parente dall’altra parte del mare. La barca scricchiolava. Dava l’impressione di non reggere il peso di tutte le persone accalcate una sopra l’altra. Un fulmine squarciò il cielo. I contorni della barca, per un attimo, si fecero nitidi nella notte. Non erano i contorni di un’imbarcazione, piuttosto di un cumulo di corpi aggrappati a un salvagente, come formiche prima di annegare. Quando il secondo fulmine illuminò la scena, la pioggia incominciò a scendere battente. Le voci degli uomini si fecero più violente e quelle delle più acute. La gente gridava impaurita e chiedeva aiuto al cielo, a Dio, alla sorte. Ancora un fulmine poi il buio. Nero, freddo, grida! Fu’ad sentì la mano di Jamila scivolare via. Poi… Una luce tagliente illuminò i corpi nell’acqua. Uno dopo l’altro vennero issati a bordo. Le voci dei soccorritori parlavano una lingua diversa. Che confusione! Fu’ad accucciato accanto agli altri sopravvissuti capì che non avrebbe più rivisto Jamila. Un suono sottile e potente interruppe ogni azione.
-Silenzio! Un vagito!- qualcuno disse.
-E’ nato un bambino!
Fu’ad capì. Lei era ancora viva. Il mare finalmente calmo sembrò dire:- Benvenuto bambino.Questa notte una coperta di stelle sarà il tuo letto, le braccia di schiuma saranno la tua culla e tra poco il sole illuminerà la tua prima giornata in questo mondo.
-Quanto è grande l’amore?- chiese un soccorritore a un altro guardando Jamila e Fu’ad che abbracciavano il bambino. -Non lo so di preciso!-rispose.
-Forse quanto il mare!
– E che faccia ha?- chiese ancora l’uomo commosso.
-Oggi è quella di questo bambino!- rispose l’amico accarezzando il neonato.

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