GIORNO DELLA MEMORIA – FOSSOLI, ANTICAMERA DELLO STERMINIO

IL TRAMONTO DI FOSSOLI

Risultati immagini per sterminio filo spinato notte

«Io so cosa vuol dire non tornare. 
A traverso il filo spinato 
Ho visto il sole scendere e morire; 
Ho sentito lacerarmi la carne 
Le parole del vecchio poeta: 
«Possono i soli cadere e tornare: 
A noi, quando la breve luce è spenta, 
Una notte infinita è da dormire».

Primo Levi, 7 febbraio 1946

LEGGI:
IL CAMPO DI FOSSOLI NELL’ESPERIENZA E NEGLI SCRITTI DI PRIMO LEVI.

GUARDA IL VIDEO:

FOSSOLI, IL LAGER DEGLI INGANNI E LA PIETA’ DI INDRO MONTANELLI

A pochi chilometri da Modena, Fossoli è il campo di concentramento dal quale partirono, nel 1944, i convogli piombati di migliaia di ebrei italiani diretti verso Auschwitz. Vi si apre “Se questo è un uomo”  di Primo Levi. La Shoah italiana condusse nei campi di concentramento oltre 8000 ebrei. Fu nell’estate del 1938 che anche gli ebrei italiani vennero dichiarati “razza inferiore”, in un manifesto di scienziati apparso sui giornali. Seguì il censimento della popolazione di “razza ebraica” e il varo nell’autunno delle leggi razziali, che escludevano gli ebrei dagli impieghi pubblici, dall’esercito, dai pubblici impieghi, ne limitavano l’esercizio delle professioni, controllavano le proprietà, espellevano i docenti e gli studenti ebrei dalle scuole pubbliche, segregavano il gruppo ebraico nella società italiana. La svolta genocida sarebbe avvenuta cinque anni più tardi, nel 1943, con l’occupazione tedesca e la rinascita del fascismo mussoliniano nella Repubblica sociale italiana. Come altrove nel continente europeo, la persecuzione degli ebrei italiani, il loro arresto, imprigionamento, deportazione, depredazione si svolsero con l’ausilio dei corpi di polizia, con la partecipazione di volontari del partito fascista, e molto spesso grazie alla delazione da parte di concittadini italiani. Intere famiglie venivano prelevate nottetempo nelle loro abitazioni, condotte alle stazioni di polizia, poi in prigioni provvisorie o carceri per alcuni giorni. Infine, uomini, donne e bambini venivano trasferiti nel campo di Fossoli. “Se questo è un uomo” è lo straordinario racconto autobiografico che narra la deportazione di Primo levi ad Auschwitz, dove egli giunse nel 1944, dopo essere stato internato a Fossoli. Di Aushwitz e della varia umanità di deportati provenienti da tutta Europa che facevano del campo di sterminio una torre di Babele, Levi fu un frammento, quel che il lessico nazista chiamava “un pezzo” per indicare il singolo prigioniero. Vittima e testimone dell’inesauribile tipologia di sofferenze che solo gli uomini sono in grado di  infliggere sui propri simili.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.