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RIMA RIMANI

 
Rap del vento
di Bruno Tognolini

 da “Rima Rimani”

Nord-Sud Edizioni

RAP DEL VENTO

Corri fino a qui
Corridore trasparente
Corri da lontano
Meravigliosamente
Nessuno tocca niente
Però tutto si muove
Tu corri fino a qui, però
Non so da dove
Prendi a spintoni
Le foglie solitarie
Spargi quelle nuvole che
Si danno arie
Sciogli quelle sciarpe
Alza quelle gonne
Fai diventare nevrasteniche le donne
Arruffa i rami
Sfoglia i giornali
Fai diventare litigiosi gli animali
Passa volando
Un popolo di foglie
Uno che ha in testa il cappello se lo toglie
Passa strisciando
Un branco di cartacce
Uno col gelato
Dice parolacce
Gelati nella sabbia
La sabbia dentro gli occhi
Girandole che frullano appena tu le tocchi
Striscioni ed aquiloni
Maglioni con le ali
Bandiere di calzoni
Farfalle di giornali
Amico trasparente
Mi spieghi come mai
Non vedo ciò che sei però mi piace ciò che fai
Toccami le mani
La tua casa dov’è?
Torna anche domani
Per giocare con me

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RIME DI RABBIA

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“Rima dei papà” da “Rime di rabbia”  
di Bruno Tognolini
Salani Editore

 

Dice nella prefazione al volume la psicologa Anna Oliverio Ferraris:
“Le parole aprono scenari nella mente, ci mettono in contatto con i nostri ricordi e le nostre esperienze e ci fanno pensare.
Hanno anche il potere, quando siamo arrabbiati, di farci immedesimare, sfogare e poi calmare.
In queste rime veloci e divertenti il poeta ci dice che arrabbiarsi è lecito e normale
che può capitare a tutti di sentirsi furiosi quando qualcuno ci tradisce, ci fa delle cattiverie, è prepotente, stupido o indifferente, quando ci fa ingelosire o ci punisce ingiustamente;
ma ci dice anche che se noi riusciamo a esprimerla con le parole (oppure con il disegno, il gioco o la fantasia), la rabbia alla fine si sgonfia ­
proprio come un palloncino di gomma a cui sia stato tolto il laccio”.
 

Rima dei papà

Tuo papà ha il fuoristrada nero?

E il mio ha un cammello d’argento

Tuo papà lavora al ministero?

E il mio fa le pizze di vento

Tu papà ha un orologio firmato?

Il mio chiede l’ora agli gnomi

Tuo papà è un ingegnere avvocato?

Il mio è un domatore di fiumi

Tuo papà ha mille azioni di borsa?

E il mio ha una borsa da spesa

Tuo papà ha due auto da corsa?

E il mio corre a piedi in discesa

Insomma ho capito: tuo padre è più ricco

Più bello e vincente, più grande e potente

Più forte, più duro, più fiero del mio?

Forse è vero

Però tu non conosci mio zio…

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DESCRIZIONI D’AUTORE

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Ecco un bell’esempio di descrizione di luoghi,

inserito all’interno di una storia molto accattivante per i ragazzi. 

TOMMY SCURO

TRATTO DA “TOMMY SCURO E IL SEGRETO DI VILLA BRIVIDO”

DI FRANCESCA RUGGIU TRAVERSI – ED. EINAUDI RAGAZZI

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Attraversarono in macchina il piccolo paese ai piedi delle colline, poi salirono lungo una tortuosa strada sterrata che portava alla casa.
Tommy guardava il bosco che la fiancheggiava, pensando ai giorno noiosi che lo attendevano in compagnia di un perfetto estraneo, e per giunta vecchio.
L’auto imboccò il viale d’ingresso e Tommy sgranò gli occhi.
Non riusciva a credere a quel che vedeva: la casa pareva uscita da un’altra epoca, un’epoca molto lontana.
Era una costruzione grigia e un pò sbilenca, con lunghi finestroni e imposte scrostate.
Il tetto, nero e appuntito, si stagliava contro il cielo azzurro…………………………………………….
Sembrava proprio una vecchia casa abitata dai fantasmi e non vedeva l’ora di esplorarla.
Il nome che aveva letto all’ingresso era perfetto: Villa Brivido. ………………………………………
All’interno, la casa era proprio come se l’era immaginata: tetra, cupa, con mobili scuri e antichi, anfratti bui e tendaggi pesanti.
La sua stanza, al secondo piano, era molto grande e pareva quella di un bambino di altri tempi.
C’era un letto a baldacchino, un cassettone e un armadio a fiori, un tavolo e alcune sedie di velluto, e in un angolo un vecchio cavallo a dondolo dalla vernice scrostata e altri giochi di legno. ……………………………………………………
Zio Livido viveva in quella tetra casa da brivido, usava candele che proiettavano ombre sinistre sulle pareti.   ………………………………………………….
Gli scalini di pietra erano alti e larghi, e le pareti ricoperte di quadri dalle cornici dorate, raffiguranti persone vestite come usava nell’Ottocento: uomini, donne   e bambini dallo sguardo serio, in rigide pose. …………………………………
La soffitta era immersa nell’oscurità.
Solo una lucina brillava in fondo alla stanza, che aveva il soffitto basso e puzzava di umidità e muffa.
Le pareti erano coperte di scaffali pieni di vecchi libri. Il tavolo di lavoro era un vecchio scrittoio con pergamene, pennini e un mozzicone di candela acceso.
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SI IMPARA A SCRIVERE…. LEGGENDO

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 PITRO POMODORO

“PIETRO POMODORO”  di DANIELA PALUMBO – MONDADORI

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Oggi Pietro è in ritardo a scuola.Entrando saluta a mala pena la maestra.Vuole arrivare in fretta al suo banco: ha imparato che è meglio non farsi notare.Però inciampa e fa appena in tempo ad aggrapparsi a una sedia.

“Ecco, lo sapevo” pensa Pietro mentre già diventa rosso. “Adesso tutti rideranno…”

Riccardo, il compagno di classe che somiglia a una faina, dice all’improvviso: “Sssssh, tutti zitti!” La classe si zittisce, anche la maestra Sandra è curiosa.

“SILENZIO! PASSA IL POMODORO!” esclama a gran voce la faina.

La maestra rimprovera Riccardo, ma le scappa un sorriso di simpatia per Pietro.

La compassione della maestra gli fa più male delle risa dei compagni

Da quel giorno, quando lo vedono, c’è sempre qualcuno pronto a strillare:” Attenti! Passa il Pomodoro!”

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UN GATTO NON E’ UN CUSCINO

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UN GATTO NON E' UN CUSCINO

CHRISTINE NÖSTLINGER – “UN GATTO NON E’ UN CUSCINO”

(ED. IL BATTELLO A VAPORE)

Ho una toppa bianca sul petto e quattro scarpette candide.
Sotto l’orecchio sinistro ho una macchiolina di latte.
Il resto di me è nero come la pece: coda, schiena, pancia, orecchie, collo, testa.
E anche le zampe.
Il nome non ce l’ho perchè sono un gatto libero!
Non mi va che qualcuno possa dire:- Questo gatto risponde al nome di…
Non voglio rispondere a nessun nome.
Non voglio rispondere a niente e a nessuno.
I gatti liberi sono fatti così!
In passato, però, ho avuto dei nomi.
E io, a quei nomi, rispondevo
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A volte, si capisce, è faticoso essere liberi.
A volte non si trovano nè topi nè uccelli.
Di una cosa, a ogni modo, sono certo: piuttosto che tornare ad essere un “Miciomicio”, un “Muccibù” o un “Cicciobomba”,
preferisco rimanere un gatto affamato, raffreddato, sudicio, pieno di pulci e senza nome.
Un gatto libero!