IL NOME

IL NOME

classe terza prima parte

Il nome è quella parola che all’interno della frase serve ad indicare tutto ciò che esiste e che si può percepire con i sensi (persone, animali, cose, luoghi), e tutto ciò che pensiamo o proviamo (sentimenti, idee).

Il nome è una parte variabile del discorso, infatti può essere di genere maschile o femminile, e di numero singolare o plurale.

Come hai già studiato, i nomi possono essere comuni o propri.

I nomi comuni indicano genericamente persone animali o cose.

I nomi propri identificano precisamente una certa persona, un particolare animale o una cosa, distinguendola dalle altre della stessa categoria.

Facciamo un esempio.

Una classe è formata da tanti bambini e bambine.

Bambino/a è un nome comune e si riferisce a tutti gli alunni.

Tuttavia ogni bambino ha anche un nome proprio, che lo identifica e lo distingue dagli altri.

Quindi in una classe di bambini, uno si potrà chiamare Matteo, uno Enrico, uno Francesco…

gatto-che-dorme Pallino è un gatto.

Il suo nome comune è gatto.
Il suo nome proprio è Pallino.

Come ricorderai, il nome proprio si scrive con la lettera maiuscola!

Il nome insieme al verbo è la parte più importante del discorso e solitamente è preceduto dall’articolo.

Esempio: Il cane mangia.

Il = articolo determinativo, maschile, singolare.

cane= nome comune di animale, maschile, singolare.

mangia= verbo (presente).

Lo scorso anno, abbiamo osservato che una frase può essere composta da parole che hanno funzioni diverse.

Le abbiamo messe in sacchi di colori diversi.

Il nome era nel sacco verde.

SACCO VERDE NOMI

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In questo sacco sono presenti alcuni nomi comuni di persona, animale e cosa.

Questi nomi sono concreti perchè indicano persone, animali, oggetti che esistono nella realtà e che possiamo vedere o toccare.

Quest’anno scoprirai che i nomi possono essere anche astratti.

Sono astratti i nomi che indicano idee o sentimenti che non puoi toccare con le mani perché sono prodotti della mente.

Pensa ai nomi: felicità, giustizia, povertà, tristezza, speranza…

Essi rappresentano idee e non hanno consistenza fisica, come può averla un tavolo, un albero, una persona.

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IL NOME : GENERE E NUMERO

classe terza seconda parte

Di solito, il genere e il numero dei nomi è identificabile osservando la loro desinenza.

Il nome infatti contiene una parte iniziale che si chiama radice e che resta invariata e una parte finale, detta desinenza, che cambia in base al genere e al numero.

Esempio:

BAMBIN-O genere: maschile, numero: singolare

BAMBIN-A genere: femminile, numero: singolare

BAMBIN-I genere: maschile, numero: plurale

BAMBIN-E genere: femminile, numero: plurale

Di solito quindi, dalla desinenza puoi capire se il nome è maschile o femminile.

Questo non vale per i nomi che al maschile e al femminile diventano parole completamente diverse:

MARITO – MOGLIE

SORELLA – FRATELLO

PADRE – MADRE

UOMO – DONNA

TORO – MUCCA

MASCHIO – FEMMINA

E non vale per i nomi che mantengono la stessa forma sia al maschile che al femminile:

IL NIPOTE – LA NIPOTE

IL PARENTE – LA PARENTE

IL  COLLEGA – LA COLLEGA

IL CANTANTE – LA CANTANTE

IL PEDIATRA – LA PEDIATRA

In questi casi, per capire il genere dei nomi, ti sarà di aiuto la presenza dell’articolo(ma anche di eventuali aggettivi che lo accompagnano).

Se l’articolo è femminile, lo sarà anche il nome, se l’articolo è maschile, anche il nome sarà dello stesso genere.

Allo stesso modo, l’articolo aiuta a capire se il nome è singolare o plurale per tutti quei nomi che mantengono la stessa forma sia al singolare che al plurale:

IL CAFFE’ – I CAFFE’

IL PAPA’ – I PAPA’

IL GORILLA – I GORILLA

LA TRIBU’ – LE TRIBU’

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Si può trasformare il genere solo dei nomi di persona o di animale.

Cambiando di genere i nomi di cosa, può capitare di trovare due parole con un significato completamente diverso:

IL FOGLIO – LA FOGLIA

IL FILO – LA FILA

IL BANCO – LA BANCA

IL PIZZO – LA PIZZA

IL POSTO – LA POSTA

IL COLLO – LA COLLA

IL MENTO – LA MENTA

IL PORTO – LA PORTA

IL MANICO – LA MANICA

IL TUBO – LA TUBA

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I NOMI ASTRATTI E CONCRETI

In base al significato, i nomi possono essere distinti in  CONCRETI o ASTRATTI, PROPRI o COMUNI, INDIVIDUALI o COLLETTIVI.

Adesso parliamo dei nomi astratti e concreti.

Fino ad ora hai conosciuto i nomi concreti.

Sono CONCRETI i nomi che indicano persone, animali, oggetti reali che si possono percepire con i sensi.

Bambino, gatto, rosa, sedia, mela… sono nomi che indicano persone, animali, cose che è possibile toccare, vedere, sentire, annusare o gustare.

I nomi ASTRATTI invece indicano entità non percepibili con i sensi, perché rappresentano idee e concetti prodotti dalla mente, sensazioni, emozioni che hanno una consistenza interiore, ma non si possono rappresentare fisicamente.

Quando diciamo la parola tristezza, noi vediamo o tocchiamo una persona triste, ma non la sua tristezza.

Allo stesso modo, possiamo vedere una persona intelligente, ma non la sua intelligenza.

Le parole giustizia, libertà, onestà,  indicano concetti astratti di cui possiamo vedere manifestazioni ed effetti nella nostra vita ma che non possono essere percepiti direttamente con i sensi.

In questi esercizi dovrai riconoscere, in un elenco, i nomi astratti.

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http://www.atuttalim.it/index.php/grammatica-nomi-astratti-2

http://www.atuttalim.it/index.php/grammatica-nomi-astratti-3

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I NOMI ALTERATI

classe terza

Come sai, il nome è formato da una parte invariabile detta RADICE, e una parte variabile che è la DESINENZA:

GATT – O

GATT – A

GATT – I

GATT – E

Gatto è un nome PRIMITIVO, cioè formato dalla radice e dalla desinenza e che non deriva da alcuna parola.

Se aggiungiamo alla radice GATT il suffisso IN e la desinenza O, abbiamo la parola GATTINO (piccolo,  gatto).

Se aggiungiamo alla radice GATT  il suffisso ACCI e la desinenza O, abbiamo la parola GATTACCIO ( brutto, cattivo gatto).

Se a GATT aggiungiamo il  suffisso UCCI e la desinenza O, abbiamo un GATTUCCIO (graziozo gattino).

Ugualmente se aggiungiamo alla radice RAGAZZ il suffisso ETT e la desinenza O, troviamo la parola RAGAZZETTO (giovane, piccolo ragazzo).

Se invece alla radice RAGAZZ aggiungiamo il suffisso ACCI e la desinenza O, troviamo la parola RAGAZZACCIO (ragazzo cattivo).

Se aggiungiamo alla radice RAGAZZ il suffisso ON e la desinenza E, ci troviamo di fronte ad un RAGAZZONE (ragazzo grande e grosso).

Come puoi vedere, aggiungendo un suffisso al nome, si puo’ esprimere un giudizio su ciò di cui si parla, si può indicare una qualità di qualcosa.

Matteo è un ragazzetto di dodici anni.

Matteo ne combina di tutti i colori: è proprio un ragazzaccio!

Matteo sembra più grande dei suoi coetanei: è un ragazzone!

I nomi quindi possono essere alterati in diminutivi (ragazz-ino), accrescitivi (ragazz-one), dispregiativi (ragazz-accio), vezzeggiativi (ragazz-uccio).

In genere i diminutivi indicano piccolezza, i vezzeggiativi esprimono affetto, gli accrescitivi indicano grandezza e i dispregiativi esprimono disprezzo, avversione.

Anche i nomi  propri possono subire alterazioni: Carlo, Carletto, Carlino, Carluccio, Carlone.

ADESSO GIOCA!

INDIVIDUA NELL’ELENCO I NOMI ALTERATI

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http://www.atuttalim.it/index.php/analisi-gramm-i-nomi-alterati-3

http://www.atuttalim.it/index.php/analisi-gramm-i-nomi-alterati-4

http://www.atuttalim.it/index.php/analisi-gramm-i-nomi-alterati-5

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I NOMI DERIVATI

Come abbiamo visto, i nomi sono formati da una parte invariabile, la RADICE, e da una parte variabile, detta DESINENZA.

I nomi PRIMITIVI sono quelli formati soltanto dalla radice e dalla desinenza e non derivano da altre parole.

I nomi derivati sono formati dalla stessa radice di un nome primitivo, ma con l’aggiunta di un prefisso (una parte che si mette all’inizio della parola) o di un suffisso ( parte che si mette dopo la radice), oppure di entrambi, diventano parole con un significato diverso da quello del nome primitivo dal quale derivano.

Facciamo un esempio:

dal nome primitivo CARTA derivano i nomi CARTOLAIO, CARTOLINA, CARTOLERIA che hanno significati diversi.

CART – A

CART – OLINA

CART – OLAIO

CART – OLERIA

dal nome primitivo FIORE derivano i nomi FIORAIO, FIORIERA…

Dal nome MAR – E, derivano i nomi MARINAIO, MAREA…che come puoi vedere hanno un significato proprio.

Dal nome PAZIENZA deriva il nome IM-PAZIENZA, che è il suo esatto opposto.

Dal nome SALE deriva il nome IN – SAL – ATA.

A differenza dei nomi alterati, che aggiungono alla parola originaria delle sfumature di significato, esprimendo il giudizio di chi parla (cagnaccio, cagnolino, ragazzone, ragazzaccio, ragazzetto…), i nomi derivati sono parole che hanno un significato proprio e diverso da quello della parola da cui traggono origine.

Pensa, per esempio, che la parola DENTIFRICIO deriva dal nome DENTE, ma è evidente che le due cose sono del tutto diverse.

Se questa breve spiegazione ti è stata chiara, puoi provare a fare un esercizio on – line, nel quale dovrai individuare, in un elenco, alcuni nomi derivati.

 ESERCIZIO

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