TESTI

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SCHEMA DI SINTESI TRATTO DA: MAPPE PER LA SCUOLA.

L’IMPRONTA DIGITALE

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Ero stato invitato a risolvere il caso dell’assassinio della signora De Angelis avvenuto nella sua tenuta a Firenze. Mi dissero che avrei potuto alloggiare in un ottimo albergo senza spese a carico. Inizialmente ero incerto se accettare o no di impegolarmi in quella brutta storia, ma un giovane detective senza cospicui guadagni e perlopiù abituato a pedinare mogli o mariti infedeli com’ero io all’epoca, non poteva permettersi il lusso di rifiutare un ingaggio. Tanto più che a chiedermi di intervenire era un vecchio amico, uno dei nipoti della signora. Partii dunque per Firenze, all’arrivo trovai Paolo che mi aspettava all’aeroporto.

Mi spiegò che la zia era stata trovata morta in camera da letto e che fu la cameriera a chiamare la polizia. La sera dell’ assassinio era stata congedata per avere una giornata di riposo e lei ne aveva approfittato per recarsi dal figlio che abitava in città e da poco aveva avuto un bambino. Neanche il giardiniere quella sera era in casa. La signora dunque si trovava da sola con l’amato Toby: il suo carlino.

Paolo mi condusse alla villa della zia, vedova da anni e senza figli. I nipoti, unici eredi, dovevano spartirsi un vero patrimonio. E ne erano a conoscenza da tempo, perché la zia aveva comunicato loro il contenuto del testamento.

Chi poteva avere interesse ad ucciderla? 

Dopo questo breve inizio continua il racconto. Puoi basarti sulle indicazioni che seguono o inventare da solo la storia.

Sospettati: i nipoti, la cameriera, il giardiniere.

Possibili moventi del reato: disaccordi sulle disposizioni testamentarie della vittima. Vendetta per non essere stati menzionati come eredi nel testamento.

Un possibile indizio: il testamento dispone una cospicua somma di denaro per la cameriera, ma non c’è alcun riferimento al giardiniere che da anni lavora per la vittima.

Alibi della cameriera: non era in casa al momento dell’omicidio.

Alibi dei nipoti: provano di essere stati altrove al momento del reato. (Elementi di prova: foto scattata da autovelox di un’altra città, testimonianza di familiari e di colleghi di lavoro).

Alibi del giardiniere: degenza all’ospedale per un intervento chirurgico.

Una possibile soluzione del caso: il figlio della cameriera, trovandosi in difficoltà economiche, ha ucciso la donna per incassare la somma di denaro destinata a sua madre.

La prova: impronta digitale lasciata sulla targhetta del collare di Toby.

FRECCIA GIU'

TRACCIA PER UNA UNITA’ DI APPRENDIMENTO

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   Autore: Lyonel Feininger

Titolo: L’uomo bianco

Data di composizione: 1907

Tecnica: olio su tela

Ubicazione: Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza

Vi propongo un’immagine dalla quale possono scaturire non solo interessanti ricerche correlate all’arte, ma anche fantasiose produzioni di testi per alunni di varie età.

Osservando questo dipinto, non è infatti difficile immaginare una storia intorno al personaggio che campeggia in primo piano e si impone con le sue dimensioni smisurate agli occhi dell’osservatore, che non può non notare le sue particolarità: il suo corpo spigoloso, la sua andatura calma e dinoccolata, il suo abito bianco che contrasta con lo sfondo che ritrae un paesaggio urbano dai colori intensi e innaturali.

L’uomo bianco cammina, mano in tasca, e fuma la pipa. Deve piegare un po’ la testa perché possa entrare nella tela, ha un atteggiamento rilassato.

Dietro di lui una figura in nero, di dimensioni molto ridotte, procede nella stessa direzione. Si tratta di un uomo che assume una postura simile a quella del protagonista, anch’egli con le mani in tasca, sembra lo stia osservando.

Le due figure sono opposte per i colori (bianco e nero) e per le dimensioni: il primo torreggia dominando la scena del paesaggio urbano, l’altro appare come un’ombra in secondo piano e comunica una sensazione inquietante che contrasta con l’atteggiamento apparentemente indifferente dell’uomo bianco. Il dipinto nell’insieme desta molte emozioni nell’osservatore: l’ambiente è serale, i palazzi sono di colore verde e rosso mattone, poche luci illuminano la strada… Un uomo altissimo dalle gambe lunghe e il busto corto, con lo sguardo fisso davanti a sé e immerso nei suoi pensieri, procede lentamente, ignaro di essere accompagnato da una figura sinistra e scura.

Nato a New York ma di origini tedesche, Lyonel Feininger si trasferisce in Europa a sedici anni con i genitori, entrambi musicisti. Scoperta la propria vocazione, lavora inizialmente come caricaturista politico per riviste satiriche e passa poi alla pittura, in stretto contatto con le avanguardie artistiche tedesche e francesi. Nel 1936, considerato dai nazisti un artista degenerato, torna negli Stati Uniti dove si dedica alla pittura e al fumetto d’avanguardia.

SCRIVIAMO UN TESTO IN PRIMA PERSONA

L’INIZIO LO SCRIVO IO…

Era sera, mia madre ci aveva detto che la cena era pronta, ma io, come sempre, avevo altro da fare… D’un tratto uno strano bagliore attirò la mia attenzione. Mi affacciai alla finestra della mia stanza, quindicesimo piano di un palazzo pressoché disabitato, tranne in estate, quando centinaia di turisti in cerca di alloggi economici prendevano in affitto molti degli appartamenti oramai liberi. Quello che vidi era così singolare che nessuno mi ha mai voluto credere. In realtà, quella sera d’autunno, per le strade deserte del mio quartiere, io vidi un uomo dalle proporzioni gigantesche. Era vestito di bianco e sembrava passeggiare serenamente immerso nei suoi pensieri. A guardarlo bene era sproporzionato: il busto e la testa erano piccoli rispetto alle due gambe lunghissime che sembravano voler arrivare fino al cielo. Era un tipo maestoso, apparentemente calmo, come se stesse gustando una pacifica passeggiata solitaria dopo una cena troppo pesante. Mi sporsi per guardare meglio. Quello che vidi mi terrorizzò: un ometto goffo e vestito di nero lo accompagnava nella notte, ne assumeva gli atteggiamenti, lo guardava dal basso della sua minuscola statura, almeno in confronto a quella dell’altro, che sembrava tuttavia di non vederlo. Trotterellava al suo fianco per restare al passo, ma continuava a mantenere la stessa esatta postura. Non riuscivo a scorgerne precisamente i lineamenti, ma sono certo che indossava un cappello simile ad un cilindro nero come il suo pastrano. Chi erano mai i due personaggi? Che cosa facevano in questa stagione nelle strade deserte della mia città… L’uomo bianco, nonostante fosse a più di cento metri dalla mia casa, era perfettamente visibile e io ne osservavo il cappello nero calzato su una testa piccola che lasciava scoperte le spesse basette e le folte sopracciglia. Che fosse un gigante!

ORA CONTINUA TU…

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CADONO LE FOGLIE

Un lungo mormorio, un sussurro continuo correvano per il bosco: parole di congedo delle foglie, che cadevano dai cespugli e dagli alberi.
Una volta avevano frusciato, sotto il venticello che le agitava, la canzone della loro forza vitale, una canzone con molte strofe: dal tenero sussurro allo stormire cupo e doloroso.
Quando germogliavano sotto l’invito e il bacio del sole primaverile, erano d’un verde pallido, quasi giallo, come il cielo all’inizio del giorno.
Saldamente attaccate ai rami, ai ramoscelli sottili,  si sarebbe detto che dovessero essere eternamente giovani.
Poi, crescevano e diventavano d’un verde più intenso. Alcune avevano il rovescio argenteo, velato da una deliziosa peluria bianca; altre erano vigorose e lisce, molte mandavano un odore gradevole.
Ora lo smalto era sparito, svanito l’aroma, scomparsi i superbi colori.
L’età toglieva ad alcune l’ argentea luminosità, ad altre la levigatezza compatta.
Ora erano secche, senza forze, raggrinzite.

F. Salten

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 MARE D’AUTUNNO

Venne l’autunno: si era levato il primo vento gagliardo (forte, vigoroso).

In cielo si incalzavano (si rincorrevano) lembi di nuvole sottili e grigie. 

Il mare fosco (scuro), sconvolto, era tutto coperto di schiuma.

Onde altissime si avvicinavano con terribile, inesorabile (implacabile) calma, si incurvavano maestosamente formando una cavità (incavatura) verde, cupa, lucida come il metallo, poi si rovesciavano sulla spiaggia con fragore di tuono.

La stagione era finita. Quella parte di spiaggia di solito gremita (affollata) d’una folla di bagnanti, già quasi sgombra (libera, vuota) di cabine, pareva ormai morta.

Ogni tanto un gabbiano sfrecciava sul mare gettando il suo grido di uccello rapace.

Le verdi pareti delle onde, tappezzate (rivestite, ricoperte) di alghe, avanzavano minacciose e s’infrangevano (si frantumavano) contro la roccia.

Thomas Mann

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I COLORI DEL BOSCO

Il bosco in autunno è il trionfo dei colori.

Nel tetto verde che prima ondeggiava lassù si sono infiltrati il giallo, il rosso, l’arancione e il violetto.

I pioppi, che circondano lo stagno, seminano una moltitudine di foglie gialle, simili a monete d’oro abbandonate sul muschio di velluto scuro.

E’ il momento in cui compaiono i funghi; essi spuntano tutti insieme.

Ecco il porcino con il cappello color tonaca di cappuccino con il grosso piede color avorio; ecco il gallinaccio con il collaretto color arancione tutto piegoline, come le cuffie delle contadine antiche; ecco l’ovolaccio con il suo ombrello da fiera, vermiglio, punteggiato di lacrime bianche; e ancora il prataiolo con il suo parasole chiaro da vecchia signora.

Marcel Roland da “Canti d’uccelli e musiche d’insetti

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TOMMY SCURO

TRATTO DA “TOMMY SCURO E IL SEGRETO DI VILLA BRIVIDO”

DI FRANCESCA RUGGIU TRAVERSI – ED. EINAUDI RAGAZZI

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Attraversarono in macchina il piccolo paese ai piedi delle colline, poi salirono lungo una tortuosa strada sterrata che portava alla casa.
Tommy guardava il bosco che la fiancheggiava, pensando ai giorno noiosi che lo attendevano in compagnia di un perfetto estraneo, e per giunta vecchio.
L’auto imboccò il viale d’ingresso e Tommy sgranò gli occhi.
Non riusciva a credere a quel che vedeva: la casa pareva uscita da un’altra epoca, un’epoca molto lontana.
Era una costruzione grigia e un pò sbilenca, con lunghi finestroni e imposte scrostate.
Il tetto, nero e appuntito, si stagliava contro il cielo azzurro…………………………………………….
Sembrava proprio una vecchia casa abitata dai fantasmi e non vedeva l’ora di esplorarla.
Il nome che aveva letto all’ingresso era perfetto: Villa Brivido. ………………………………………
All’interno, la casa era proprio come se l’era immaginata: tetra, cupa, con mobili scuri e antichi, anfratti bui e tendaggi pesanti.
La sua stanza, al secondo piano, era molto grande e pareva quella di un bambino di altri tempi.
C’era un letto a baldacchino, un cassettone e un armadio a fiori, un tavolo e alcune sedie di velluto, e in un angolo un vecchio cavallo a dondolo dalla vernice scrostata e altri giochi di legno. ……………………………………………………
Zio Livido viveva in quella tetra casa da brivido, usava candele che proiettavano ombre sinistre sulle pareti.   ………………………………………………….
Gli scalini di pietra erano alti e larghi, e le pareti ricoperte di quadri dalle cornici dorate, raffiguranti persone vestite come usava nell’Ottocento: uomini, donne   e bambini dallo sguardo serio, in rigide pose. …………………………………
La soffitta era immersa nell’oscurità.
Solo una lucina brillava in fondo alla stanza, che aveva il soffitto basso e puzzava di umidità e muffa.
Le pareti erano coperte di scaffali pieni di vecchi libri. Il tavolo di lavoro era un vecchio scrittoio con pergamene, pennini e un mozzicone di candela acceso.
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PIPPI%20CALZELUNGHE

QUANDO LEGGI UN TESTO COME QUELLO QUI SOTTO RIPORTATO RICORDATI CHE:

– SE VEDI UNA VIRGOLA, DEVI FERMARTI UN ATTIMO

– SE VEDI UN PUNTO, FERMATI UN PO’ PIU’ A LUNGO, VUOL DIRE CHE LA FRASE E’ FINITA.

– SE TROVI PAROLE DI CUI NON CONOSCI IL SIGNIFICATO, CERCA DI SCOPRIRLO, ALTRIMENTI RISCHI DI NON CAPIRE COSA VUOLE COMUNICARTI IL TESTO CHE STAI LEGGENDO.

PER ESEMPIO:

RIGIDO = E’ UN AGGETTIVO (QUALITA’) E SIGNIFICA DURO, INDEFORMABILE, NON FACILMENTE PIEGABILE.

LENTIGGINI = E’ UN NOME CHE INDICA LE PARTICOLARI MACCHIOLINE SULLA PELLE CHE SPESSO HANNO LE PERSONE CON I CAPELLI ROSSI.

ORIGINALE = E’ UN AGGETTIVO (QUALITA’) E SIGNIFICA DIVERSO DAL SOLITO, STRANO, STRAVAGANTE.

CALZARE = E’ UN VERBO (AZIONE) E SIGNIFICA INDOSSARE, RIFERITO SOPRATTUTTO ALLE SCARPE (CHE SI CHIAMANO INFATTI ANCHE CALZATURE).

PIPPI

“Pippi era davvero una bambina straordinaria.
I suoi capelli color carota erano stretti in due treccioline rigide che se ne stavano ritte in fuori, il naso pareva una patatina ed era tutto spruzzato di lentiggini.
E sotto il naso s’apriva una bocca decisamente grande, con una fila di denti bianchissimi e forti.
Originale era il suo vestito.
Pippi se l’era cucito da sola.
Veramente la sua idea sarebbe stata di farlo blu, ma poi, non bastandole la stoffa, era stata costretta ad applicarvi qua e là delle toppe rosse.
Un paio di calze lunghe, una color marrone e l’altra nera, le copriva le gambe magre.
Infine non bisogna dimenticare le sue scarpe nere, lunghe esattamente il doppio dei piedi: gliele aveva comperate il suo papà nel Sud America, grandi così perché i piedi di Pippi potessero crescervi a loro agio, e lei non aveva mai voluto calzarne altre.”
(A. Lindgren, Pippi Calzelunghe, Salani)

SCARPE

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LA DESCRIZIONE

SIMILITUDINI

Per descrivere in modo efficace si utilizzano i paragoni, cioè confronti tra due elementi che hanno caratteristiche comuni.

La similitudine è un‘espressione che ci permette di paragonare persone, animali o cose, sulla base della somiglianza  di alcune loro caratteristiche comuni:

Esempi:

  • Maria è bella come un fiore.
  • Il cane del poliziotto è intelligente come un uomo.
  • Il mio cuore sembra una casa calda e accogliente.
  • I suoi capelli sembrano fili d’oro e sono luminosi come i raggi del sole.

Questo tipo di espressione si caratterizza per la presenza della parola “come” o del verbo “sembrare“, che riprendono le qualità da trasportare da un primo contesto a un secondo contesto.

 

REGOLE PER SCRIVERE UN BEL TESTO DESCRITTIVO

  • Usare frasi brevi, per una maggiore chiarezza della descrizione.
  • Usare vari e ricchi termini relativi ai dati sensoriali, per fornire un’immagine chiara e precisa di quello che si sta descrivendo.
  • Usare gli aggettivi, che indicano le qualità riferite alla persona, all’animale, alla cosa o all’ambiente che si sta descrivendo.

SCALETTA DESCRIZIONE ANIMALE

  • Introduzione: che animale è; razza; come si chiama; ambiente in cui vive.
  • Descrizione aspetto fisico: corpo, pelo, testa, muso, bocca, occhi, orecchie, denti, artigli, coda, zampe. Usa i dati sensoriali e non ti dimenticare dei dati uditivi (versi animali) e dei dati di movimento.

Racconto anche dell’alimentazione e di eventuali cure particolari.

Ricordati di usare le similitudini.

  • Descrizione carattere, comportamento, abitudini.

Racconta anche che rapporto ha con te l’animale, cosa ti piace fare con esso e quali sentimenti / emozioni ti suscita.

Se ci sono, racconta uno o più episodi significativi.

  • Conclusione.

ASPETTO FISICO: UN PO’ DI TERMINOLOGIA

Corpo

Forma: minuscolo, media grandezza, possente e robusto, corpo massiccio, ma allo stesso tempo agile e scattante, forma allungata, ha il corpo lungo circa un centimetro, corpo levigato e flessuoso, corporatura agile e snella, …

Pelo

Riccioluto, folto, rado, ispido, soffice, folta pelliccia, il pelo sotto la pancia è più morbido e folto, lucente, morbido, liscio, caldo, ben curato, vellutato, con chiazze, lungo fino a terra, ricciuto, …

Colore: nero, marrone, bianco, a macchie, color nocciola, di colore rossiccio chiaro con tante striature rosso marroncino, …

Testa

Piccola, forma triangolare, piccolo capo, …

Muso

Rotondo, il muso è bianco vicino alla bocca ed è rosa vicino al naso, musetto a forma triangolare, paffuto, magro, …

Bocca

Becco corto e robusto, …

Occhi

Rotondi, piccoli, grandi, tondi, due occhi grandi e lacrimosi che gli danno un aspetto triste e dolce nello stesso tempo, lucidi, occhi frangiati da lunghe ciglia perfette, umidi e dolci, sporgenti con antenne, occhi obliqui, rotondi, …

Colore: neri, azzurri, verdi, gialli, giallo-verde, blu nerastro, marroni, …

Come: brillanti, svegli, luminosi, vispi, splendenti, dolci, bellissimi ed espressivi, …

Orecchie

Lunghe, corte, piccole, due orecchie appuntite di colore rossiccio all’esterno e rossiccio chiaro all’interno, due soffici orecchie cadenti, lunghissime e pendenti, …

Denti

Affilati, aguzzi, …

Artigli

Affilati, …

Coda

Lunga, corta, magra, la sua coda è lunga e folta, grossa,

agitandola e muovendola ci comunica i suoi stati d’animo, …

Zampe

Corte, snelle, muscolose, magre, forti e agili,

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TESTO NARRATIVO

CHE COS’E’

E’ un testo che racconta un’esperienza personale dello scrittore oppure la storia e le avventure di personaggi reali o fantastici.

Sono testi narrativi i racconti, i romanzi, le favole, le fiabe ecc.

ELEMENTI ESSENZIALI DELLA NARRAZIONE

  1. I PERSONAGGI che possono essere, oltre al protagonista e ad altri personaggi secondari:
  • l’antagonista (personaggio che intralcia il protagonista)
  • l’aiutante (personaggio che aiuta il protagonista)
  • l’oppositore (personaggio alleato dell’antagonista)
  1. LE AZIONI CHE COMPIONO
  2. I LUOGHI IN CUI SI SVOLGONO LE VICENDE
  3. IL TEMPO DURANTE IL QUALE SI SVOLGONO LE AZIONI

COME E’ COMPOSTO

TITOLO

Dal titolo chi legge può capire ciò di cui parla il testo.

INTRODUZIONE

L’introduzione contiene le informazioni che permettono al lettore di orientare la propria attenzione sull’argomento centrale del testo.

Vengono indicati:

– il protagonista (o i protagonisti) del racconto  di cui possono essere descritti l’aspetto fisico e la personalità in modo più o meno preciso;

– il tempo in cui avvengono i fatti narrati;

– lo spazio in cui si svolge la vicenda (la descrizione degli spazi contribuisce molto a creare una certa atmosfera e spesso caratterizza i personaggi).

SVOLGIMENTO

E’ la situazione centrale nella quale vengono narrati i fatti del racconto secondo un ordine logico e temporale.

Ciò vuol dire che i fatti della narrazione sono legati da un rapporto di causa (si evidenziano fatti e conseguenze) e si susseguono seguendo un ordine cronologico.

Per esprimere la successione temporale degli eventi puoi usare espressioni come:

IN UN PRIMO TEMPO, INIZIALMENTE, PRIMA, ALL’INIZIO

POI, IN SEGUITO, DOPO, ALLORA, IN UN SECONDO MOMENTO,

SUCCESSIVAMENTE, QUALCHE TEMPO DOPO

INFINE, ALLA FINE

Per evidenziare i nessi logici tra i fatti puoi usare parole come:

PERCHE’, PERCIO’, QUINDI, DI CONSEGUENZA, INFATTI, DUNQUE, PERO’

Il testo è costituito da una serie di unità minime, aventi ciascuna un senso compiuto, chiamate sequenze.

In un testo narrativo possono essere presenti sequenze

  •  narrative (contengono un’azione)
  • riflessive (contengono una riflessione dei personaggi o dell’autore)
  • descrittive (contengono una descrizione di luoghi, personaggi ecc.)
  • dialogiche (occupate dai dialoghi dei personaggi).

Vengono espressi, inoltre, le emozioni e gli stati d’animo di chi narra o dei personaggi della storia.

CONCLUSIONE ( o SCIOGLIMENTO)

E’ la soluzione di tutta la vicenda.

E’ la parte finale del testo che spiega come si concludono gli eventi e può contenere una riflessione o un commento dello scrittore su ciò che ha narrato.

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CLICCA QUI SOTTO PER LEGGERE

LA FAVOLA DEL BRUTTO ANATROCCOLO COME

ESEMPIO DI TESTO NARRATIVO.

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IL BRUTTO ANATROCCOLO

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leone e topo
Il leone e il topo 
“Un topolino correva sul corpo di un leone addormentato, il quale si svegliò e, acchiappatolo, fece per ingoiarlo.
topo 2
La bestiola cominciò a supplicare di risparmiarlo e a dire che, se ne usciva salvo, gli avrebbe dimostrato la sua riconoscenza. Il leone scoppiò a ridere e lo lasciò andare.
Ma dopo non molto gli capitò un caso in cui dovette davvero la sua salvezza alla riconoscenza del topolino.
Alcuni cacciatori riuscirono a catturarlo e lo legarono con una corda ad un albero.
Il topo allora udì i suoi lamenti, accorse, rosicchiò la corda e lo liberò, soggiungendo: “Tu quella volta, t’eri fatto beffe di me, perché non immaginavi mai di poter avere una ricompensa da parte mia. Sappi ora che anche i topi sono capaci di gratitudine”.
La favola mostra come, col mutar delle circostanze, anche i potenti possono aver bisogno dei deboli.
topo
Esopo, CCVI.
Cosa è una favola?
La favola è un breve componimento con protagonisti in genere animali dal comportamento antropomorfizzato (animali con il linguaggio, i comportamenti, i sentimenti e i difetti degli uomini).
I personaggi e gli ambienti della favola sono realistici.
Gli avvenimenti narrati sono  semplici e veloci, ed è molto chiaro  l’intento moralea volte indicato dall’autore stesso nella parte finale del testo.
La favola contiene cioè un insegnamento utile agli uomini.
Nella favola è praticamente assente l’elemento fantastico e magico, che invece caratterizza la FIABA, spesso popolata di maghi, folletti, fate, orchi, giganti ed altri personaggi di fantasia, inesistenti nel mondo reale.
Osserva la favola “Il leone e il topo”.
Come vedi, è chiaro sin dal titolo che si parla di personaggi completamente diversi tra loro: il leone, forte e potente; il topo piccolo e modesto, apparentemente incapace di compiere gesti importanti.
Infatti il leone scoppia a ridere quando il topo gli promette la sua riconoscenza, in cambio della salvezza.
Il leone è incredulo e divertito al solo pensiero che il topo possa fare qualcosa per un grande come lui.
Comunque, di fronte alle sue suppliche, si mostra compassionevole e lo lascia andare.
A questo punto subentra la vicenda che introduce l’insegnamento: il leone viene catturato e legato con una corda.
Il topo accorre in suo aiuto.
In questa favola si evidenziano sentimenti come la compassione (del leone) e la gratitudine (del topo).
Inoltre si può capire che le opinioni basate sulle apparenze sono spesso sbagliate: il leone non crede possibile che il topolino, nella sua modestia, potrebbe mai aiutarlo.
Ed ecco il fatto che dimostra il contrario: il topo riconoscente accorre (si precipita in aiuto), rosicchia la corda che imprigiona il leone e lo salva.
La favola mostra come, col mutar delle circostanze,
anche i potenti possono aver bisogno dei deboli.
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Il leone, la volpe e il cervo

Un leone che giaceva ammalato in una caverna, disse alla volpe che gli era affezionata e veniva a visitarlo: “Se tu vuoi che io guarisca e che viva, devi, con le tue dolci parole, abbindolare quel gran cervo che abita nel bosco, e spingerlo tra le mie zampe: ho una gran voglia della sua carne e del suo cuore”.

La volpe andò, trovò il cervo che scorrazzava tra i boschi, e, tutta complimentosa, lo salutò, dicendogli: “Sono venuta a portarti una bella notizia. Il leone, nostro re, che, come sai, è mio vicino di casa, è ammalato, ormai in punto di morte. Egli ha dunque pensato a quale delle bestie dovrà succedergli nel regno. Il cinghiale, diceva il leone, è uno stupido, l’orso è balordo, la pantera è collerica, la tigre è tutta fanfaronate; il più adatto a fare il re è il cervo, che ha una bella statura, che vive per molti anni, che con le corna fa paura ai serpenti. Ma perché farla lunga? In conclusione, sei stato scelto per essere re. Se dai retta a me che sono vecchia, io ti consiglierei di venire anche tu e di stargli vicino finché non muore”. Così disse la volpe.

A queste parole il cervo si montò la testa, e, ignaro di quel che l’aspettava, s’avviò verso la caverna. Il leone si precipitò d’un balzo su di lui, ma riuscì soltanto a lacerargli le orecchie con gli artigli, mentre quello fuggiva di corsa tra i boschi.

Il leone piangeva, ruggendo a gran voce, vinto dalla fame e dal dolore, e scongiurava la volpe di fare un’altra prova e di escogitare uno stratagemma per portarglielo di nuovo. Quella gli rispose: “Difficile e faticoso è quel che tu mi ordini. Tuttavia ti presterò ancora il mio aiuto”.

La volpe si mise in cerca del cervo. Lo trovò nel bosco, che riprendeva fiato, e sfacciatamente gli si fermò davanti. Il cervo, pieno d’ira e con il pelo rabbuffato, gridò: “Non mi prenderai più, sporca bestiaccia; se ti avvicini a me sei morta. Vai a volpeggiare con quelli che non ti conoscono. Vai a scegliere qualcun altro per farlo re e per montargli la testa”.

E la volpe rispose: “Ma perché sei vile e pauroso? Perché sospetti di noi, tuoi amici? Il leone ti aveva afferrato per le orecchie perché voleva darti dei suggerimenti e delle istruzioni sulla tua importante missione di re, prima di morire. E tu non sei stato capace di sopportare il graffio della zampa d’un povero malato! Ora egli è più adirato di te, e vuol lasciare il regno al lupo. Ma su, vieni, non aver paura, e non comportarti come una pecora. Ti giuro, per tutte le foglie e per tutte le fonti, che il leone non ti farà nulla di male; quanto a me, sarò soltanto ai tuoi servizi”.

Ingannando in tal modo il disgraziato, lo indusse a tornarvi. E quando fu entrato nella caverna, il leone ebbe il suo pranzo..

Il desiderio degli onori turba la mente umana e oscura la visione dei pericoli.

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