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IL MARE E LE SPIAGGE DI MOSES LEVY

Da sempre l’estate è sinonimo di mare, spiaggia, svago. Riviviamo tutto questo scorrendo le opere di Moses Levy con le spiagge e i colori della Viareggio estiva degli anni ’20.

Buona estate dalla maestra Pamela.

LE SPIAGGE DI MOSES LEVY

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PREPARIAMOCI ALL’INVALSI – ITALIANO CLASSE QUINTA

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IN UNA NOTTE BUIA

Fu’ad e Jamila attraversarono gli stretti vicoli mano nella mano fino a raggiungere la spiaggia. Le onde si scioglievano a riva in una piccola schiuma biancastra e il profumo salmastro dell’aria saliva per le narici solleticando il naso. Fu’ad accarezzò la pancia tonda di Jamila e la baciò pensando che il loro bambino sarebbe nato al di là del mare, oltre l’orizzonte, nella terra dove tutto è possibile e il cibo non manca. Si guardò intorno e vide molta gente, come lui, pronta ad andarsene. L’umo sulla vecchia barca arrugginita urlò che era il momento di salpare e che sarebbero stati in tanti, molti più del previsto. Jamila si accoccolò in attesa di Fu’ad. Guardò la città in lontananza, la spiaggia e la gente che si accalcava. Se avesse potuto gridare al mare avrebbe urlato quanto è buia la guerra, quanto è nera la fame e il come il blu profondo della nostalgia le stringeva il cuore. Fu’ad la raggiunse, si sedette accanto a lei e diede un ultimo sguardo alla spiaggia. Addio terra, addio profumo di casa. La notte umida e fredda avvolgeva la vita nel suo mantello scuro. La barca dondolava incerta tra le onde che si erano fatte enormi e nere. Fu’ad strigeva a sé Jamila. Ascoltavano bambini e madri che chiacchieravano. Voci gravi di uomini ammassati sul ponte discutevano di quanto fosse costato quel viaggio, dei debiti accumulati, della speranza di incontrare un parente dall’altra parte del mare. La barca scricchiolava. Dava l’impressione di non reggere il peso di tutte le persone accalcate una sopra l’altra. Un fulmine squarciò il cielo. I contorni della barca, per un attimo, si fecero nitidi nella notte. Non erano i contorni di un’imbarcazione, piuttosto di un cumulo di corpi aggrappati a un salvagente, come formiche prima di annegare. Quando il secondo fulmine illuminò la scena, la pioggia incominciò a scendere battente. Le voci degli uomini si fecero più violente e quelle delle più acute. La gente gridava impaurita e chiedeva aiuto al cielo, a Dio, alla sorte. Ancora un fulmine poi il buio. Nero, freddo, grida! Fu’ad sentì la mano di Jamila scivolare via. Poi… Una luce tagliente illuminò i corpi nell’acqua. Uno dopo l’altro vennero issati a bordo. Le voci dei soccorritori parlavano una lingua diversa. Che confusione! Fu’ad accucciato accanto agli altri sopravvissuti capì che non avrebbe più rivisto Jamila. Un suono sottile e potente interruppe ogni azione.
-Silenzio! Un vagito!- qualcuno disse.
-E’ nato un bambino!
Fu’ad capì. Lei era ancora viva. Il mare finalmente calmo sembrò dire:- Benvenuto bambino.Questa notte una coperta di stelle sarà il tuo letto, le braccia di schiuma saranno la tua culla e tra poco il sole illuminerà la tua prima giornata in questo mondo.
-Quanto è grande l’amore?- chiese un soccorritore a un altro guardando Jamila e Fu’ad che abbracciavano il bambino. -Non lo so di preciso!-rispose.
-Forse quanto il mare!
– E che faccia ha?- chiese ancora l’uomo commosso.
-Oggi è quella di questo bambino!- rispose l’amico accarezzando il neonato.

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QUANDO L’ARTE ENTRA IN PUBBLICITA’

ARTE E PUBBLICITA’

Lo spot della Lexus porta in campo due degli ingredienti fondamentali del messaggio pubblicitario: le immagini e la musica. Appaiono e fanno da sfondo al passaggio dell’auto opere d’arte facilmente identificabili, apparentemente protagoniste per la loro intrinseca predisposizione a catturare lo sguardo dell’osservatore essendo da una parte connotate da colori vivaci e da un’altra facenti parte del bagaglio di conoscenze di una larghissima parte del pubblico. Seppure il pallone gonfiabile potrebbe non essere immediatamente riconoscibile, il colore turchese acceso e la forma accattivante non lo lasciano passare inosservato. Per non parlare della ragazza che appare per prima, la monnalisa fiamminga di Veermer, che con il suo sguardo magnetico e intenso si volta a guardare la nuova Lexus come a significare che le opere d’arte si attraggono a vicenda. Ma il punto che a mio parere sembra più importante è che, dopo avere attraversato lunghi affascinanti percorsi, l’auto giunge a sera davanti all’ultimo scenario artistico rappresentato dal quadro di Hopper, grande pittore del realismo americano di cui si discuterà diffusamente in seguito. L’uomo che scende dalla Lexus entra in un locale dove una bella donna rossa lo attende. A questo punto l’opera d’arte cambia prospettiva, la solitudine e l’incomunicabilità espresse efficacemente dal pittore, che ritrae delle persone sedute al banco assorte nei loro pensieri e avvolte da una fredda luce al neon, si tramuta in una scena dove calore, sex appeal e reciproca intesa sono l’anteprima di un successo scontato.

Girasoli, Van Gogh

Ragazza con l’orecchino di perla, Veermer

Balloon Dog, Jeff Koons

Composition, A  Mondrian

Bagnanti ad Asnieres, Seurat

Nottambuli,  Hopper

 

L’ARTE IN PUBBLICITA’

 

ANALISI DELL’OPERA

FAI IL PUZZLE DELL’OPERA

 

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NATURE MORTE – LA PITTURA DI RENATO GUTTUSO.

Intorno al 1596 Caravaggio dipinge la “Canestra di frutta” e afferma in Italia l’interesse per il soggetto inanimato non più periferico e complementare alla figura umana, ma centrale ed esauriente, autonomo protagonista dell’opera d’arte. Dipinte con attenzione scientifica, pere, mele uva e melograni fanno sembrare la canestra un ritratto umano.

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Sempre in Italia, nella prima metà del Novecento, si impone sulla scena mondiale un grande pittore, che ha fatto della natura morta il centro della sua produzione artistica: Renato Guttuso.

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“Ho sempre dipinto le cose che mi stanno intorno. Io ho un rapporto con le cose con le quali vivo. Un rapporto diretto e semplice. Che cerco di trasmettere quando faccio un quadro. Gli oggetti si promuovono da soli. Si eleggono da soli come preferiti. Se poi uno sparisce quasi ne soffro”.

Per Guttuso la forza delle cose è tale da dar loro un significato più ampio di oggetti come merce di scambio: le cose assumono un valore sentimentale, si inseriscono nella vita intima delle persone pertanto la loro rappresentazione non è semplice imitazione di un fenomeno fisico, non una fotografia, ma poesia che muove l’espressione artistica. Le opere di Guttuso dipinte negli anni della guerra si caratterizzavano per la presenza di molti oggetti, come accumulati senza razionalità ad esprimere il senso del provvisorio e le cose si caricano di forza drammatica. I colori sono accesi, ci sono verdi, rossi, neri, plumbei. Gli oggetti di uso quotidiano simboleggiano una realtà sofferente e attraverso di essi l’artista dialoga con lo spettatore mettendo a nudo se stesso. In “Natura morta con drappo rosso” del 1942 sono rappresentati oggetti di forte natura simbolica. Un cesto di vimini, una pila di libri, due bottiglie, una sedia, un pacchetto vuoto di sigarette e un bucranio. In primo piano e quasi al centro del dipinto, il teschio di ariete, simbolo di morte e della guerra in atto. Gli oggetti del vissuto quotidiano fanno riferimento alla vita dell’artista. Un drappo rosso movimenta i piani della scena connotando l’opera di ulteriore valenza ideologica.

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Negli anni dell’immediato dopoguerra le opere di Guttuso risentono dell’influenza cubista, il pittore si concentra su pochi elementi resi con una certa rigidità di angolazione. In “Natura morta notturna” gli oggetti sono definiti attraverso una scomposizione dei piani e il contorno netto scuro. L’ambiente in cui la natura morta si inserisce non è riconoscibile. Fatta eccezione per un barattolo disposto al centro e in primo piano, la scena è occupata da tronchi spezzati e foglie secche.

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Negli anni cinquanta la pittura di Guttuso subisce un’ulteriore evoluzione. Il suo stile è maturo, le composizioni sono calibrate, le cromie sono vivide e le pennellate leggere. In “Finestra a Riano”Flaminio” un secchio di pomodori domina una scena di silente quiete estiva. Il vivido colore degli ortaggi e la loro prepotente presenza attirano lo sguardo dello spettatore. E’ il suo realismo pieno.

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Successivamente si susseguono quadri in cui gli oggetti appaiono affastellati disordinatamente ed altri che riproducono pochi e ravvicinati elementi. Nel 1974 Guttuso esegue “Peperoni”. Al di sopra di un piano movimentato dalla presenza di un drappo bianco, si colloca una natura morta di peperoni dalla forma sinuosa che richiama le pieghe del telo. Le pennellate tortuose donano profondità al dipinto, le cromie adoperate non sono brillanti ma più cupe e opache.

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In “Cavolo” 1982, su un piano di legno quasi del tutto coperto, poggia l’ortaggio dai colori brillanti caratterizzati dalle tonalità verdi e azzurre. L’uso di questi accostamenti cromatici caratterizza un’opera visionaria e immaginifica. Sullo sfondo il pittore colloca le finestre da cui si intravede il cielo azzurro. Questo colore fa da eco a quello del cavolo che campeggia e domina l’intera scena con le sue foglie sontuose. Le cromie vivide e vivaci accentuano il carattere prorompente di questa natura morta.

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Durante gli ultimi anni di attività Guttuso trascorre lunghi periodi nella dimora di Velate. Il contesto ambientale del prato e del bosco nei dintorni della sua abitazione diventa protagonista di molti dei suoi dipinti. In “Angurie” del 1986, su un piano all’esterno del giardino poggiano alcune fette di anguria che gioiosamente forniscono un’immagine dell’estate. Sullo sfondo la campagna verde e rigogliosa di Velate illumina il dipinto eseguito con cromie vivide e vivaci. La frutta rossa e verde è disposta in primo piano, occupando quasi interamente lo spazio del quadro. Le sei fette si distribuiscono in due file fornendo una visuale prospettica dell’ambiente retrostante.

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L’opera di Guttuso riflette la sua intensa vita politica e culturale. Nel dicembre del 1950 sposa Mimise in Campidoglio a Roma, testimoni di nozze sono Pablo Neruda e Carlo Levi. Nel 1972 dipinge “I funerali di Togliatti”. 

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A Mosca riceve il Premio Lenin per la pace e l’amicizia dei popoli. Nel 1975 siede, accanto a Leonardo Sciascia, nel consiglio comunale della città di Palermo, nel 1975 è eletto senatore della Repubblica nel collegio di Sciacca. Nato a Bagheria nel 1911, muore il 18 gennaio 1987 lasciando all’umanità un’ampissima raccolta di opere e una poetica artistica innovativa.

Tratto da ” GUTTUSO La forza delle cose”

a cura di Fabio Carapezza Guttuso e Susanna Zatti ed. Skira Rizzoli.

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SINTASSI DEL PERIODO – RIORDINA LE PROPOSIZIONI

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Il periodo è una parte di testo di senso compiuto, formato da una o più proposizioni collegate tra loro. Nella struttura del periodo ogni frase è legata a un elemento centrale, rappresentato dalla proposizione principale. Ogni altra proposizione che compone il periodo si definisce secondaria o dipendente, perché dipende sempre dalla frase reggente (la principale).

Il collegamento tra la reggente e le proposizioni dipendenti può avvenire per coordinazione o subordinazione.

Es: I ragazzi entrarono in classe e aprirono i quaderni.

La proposizione coordinata inizia con la congiunzione e che la pone sullo stesso piano della reggente. Se le due frasi fossero staccate dal punto anziché essere unite dalla congiunzione, avrebbero entrambe un significato compiuto.

Quando le frasi sono subordinate non hanno senso compiuto e questo le pone su un piano gerarchico inferiore rispetto alla reggente.

Es: Andando a casa, ho incontrato Giovanni.

La frase “Andando a casa” non può stare da sola, deve per forza dipendere da un’altra alla quale è subordinata. Infatti non esprime di per sé un significato compiuto.

Per mettere in ordine le proposizioni di un periodo bisogna capire a quale altra ciascuna è logicamente collegata.

ESERCIZIO 1

ESERCIZIO 2

ESERCIZIO 3

ESERCIZIO 4

ESERCIZIO 5

ESERCIZIO 6

ESERCIZIO 7

ESERCIZIO 8

ESERCIZIO 9

ESERCIZIO 10