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LA PIANURA PADANA

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La Pianura Padana, una delle più grandi pianure europee, occupa buona parte dell’Italia settentrionale, dalle Alpi occidentali al Mare Adriatico, ed ha all’incirca la forma di un triangolo. Quasi al centro scorre il fiume Po, Padus in latino, da cui deriva l’aggettivo padano.

COME SI PRESENTA OGGI LA PIANURA PADANA

Attualmente si presenta con ampie distese di campi coltivati, aziende agricole, aree densamente popolate e centri industriali. In questo paesaggio, l’impronta dell’uomo è marcata e profonda e sono pochi gli spazi riservati alla Natura. Oltre 7000 anni fa la Pianura Padana era ricoperta di foreste, che l’uomo ha iniziato gradualmente a diradare per praticare l’agricoltura. Se oggi questo territorio offre risorse e lavoro nei vari settori produttivi (agricoltura, industria, allevamento), fino a mille anni fa si presentava come un luogo paludoso, pieno di boschi e stagni. Le uniche zone che venivano coltivate erano quelle in prossimità del fiume Po, che serviva anche come via di trasporto per merci e persone. L’intervento dell’uomo ha talmente modificato questo ambiente, da renderlo uno dei più popolosi e produttivi d’Italia. L’agricoltura praticata nella Pianura Padana è di tipo intensivo, cioè sfrutta al massimo il territorio, tanto che la sola bassa pianura produce la maggior parte dei prodotti agricoli necessari al nostro Paese. Sono da sottolineare in particolare: frumento, mais, riso, barbabietole da zucchero e foraggio. La Pianura Padana si divide in alta e bassa pianura. L‘alta pianura è quella che si trova in prossimità delle montagne. Avendo un terreno che lascia filtrare l’acqua, questa zona risulta poco adatta alle coltivazioni perché rimane arida in superficie. Viceversa la bassa pianura ha un terreno poco permeabile, che assorbe l’acqua molto lentamente, perciò conserva il livello di umidità necessario alle piante. Inoltre, come spiegherò più avanti, la presenza delle risorgive permette un costante rifornimento idrico.

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Naturalmente, anche l’allevamento è un’importante risorsa, che si avvale di macchinari computerizzati in grado di sostituire l’uomo nella maggior parte delle attività. Agricoltura e allevamento hanno favorito il sorgere di numerose industrie alimentari. Le industrie, che si trovano soprattutto nell’alta pianura, sono a loro volta agevolate dalle tantissime vie di comunicazione (strade, autostrade, ferrovie, aeroporti), presenti in questa zona. Oltre alle industrie alimentari, sono molte le industrie tessili, automobilistiche, e quelle impegnate nella produzione di elettrodomestici e mobili.

Si deve però dire che oggi, vista la densità della popolazione e le numerose attività industriali, uno dei problemi della Pianura Padana è l’inquinamento dell’aria. Il problema è accentuato dalla morfologia del territorio, caratterizzato dalla barriera costituita dai rilievi montuosi che incorniciano la pianura, penalizzando così il ricambio di aria pulita e ricca di ossigeno indispensabile per una vita salubre.

COME SI E’ FORMATA LA PIANURA PADANA

Essendo una pianura alluvionale, la pianura Padana si è formata grazie all’accumulo dei detriti frammenti di rocce, ciottoli, ghiaia, sabbia, e limo provenienti dalle montagne e trasportati a valle dallo scorrere del fiume. Come mostrano le figure che seguono, i frammenti rocciosi più pesanti si sono fermati prima e hanno a formato l’alta pianura, che poggia su un substrato (un supporto, un sottosuolo) roccioso permeabile (dove l’acqua filtra, scendendo in basso).

I detriti più piccoli e sottili sono stati trasportati dal fiume più lontano, essendo più leggeri, e si sono depositati a formare la bassa pianura, cioè quella confinante con il mare. Essendo composta da detriti piccolissimi (sabbia, limo e argilla), quest’ultima risulta compatta e non permette all’acqua di infiltrarsi. Per questo motivo, l’acqua penetrata nel suolo dell’alta pianura, riemerge in superficie formando le risorgive.

L’acqua delle risorgive è limpidissima e pura, perché è stata filtrata dal terreno risalendo in superficie. Le risorgive dividono l’alta e la bassa pianura ed alimentano canali di irrigazione.

Grazie a questa disponibilità di acqua, in molti settori della bassa pianura sono diffuse le colture foraggere connesse all’allevamento intensivo di mucche da latte.

L’ITALIA NON E’ SEMPRE STATA COME LA VEDIAMO OGGI.

5 milioni di anni fa buona parte dell’Italia era coperta da un caldo mare tropicale dove nuotavano squali, balene, delfini e pesci di ogni tipo.

Il mare era costellato di isolette coperte da una lussureggiante vegetazione e nei suoi fondali vivevano molluschi, ricci di mare, stelle marine, che oggi troviamo nell’oceano indopacifico.

Si erano formati la Alpi e gli Appennini attraverso gli scontri delle placche continentali.

Fu il Po, insieme con i suoi affluenti, a dare origine alla pianura Padana che come abbiamo detto è una pianura alluvionale. I corsi d’acqua, scendendo dalle montagne, trascinavano con sé enormi quantità di detriti (frammenti di rocce). Questi si depositarono e si accumularono sul fondo del mare, fino a colmare quello che, 5 milioni di anni fa, era un grande golfo del Mare Adriatico.

Il cambiamento del nostro territorio nel corso della storia, è stato influenzato anche dalle glaciazioni che sono avvenute fino a circa 12.000 anni fa. Infatti durante le glaciazioni l’acqua veniva “intrappolata” nei ghiacciai e il livello del mare si abbassava di oltre 100 metri.

Se sposti il cursore nell’immagine sotto riportata, puoi vedere come l’Italia, inizialmente per buona parte sommersa dall’acqua, durante la glaciazione ha visto riemergere territori che in seguito sono tornati ad essere sotto il livello del mare. Guarda come l’Italia appare grande in questa figura. Più grande di come è oggi.

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LA PIANURA PADANA – Video

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GLI EGIZI: LA VITA DOPO LA MORTE

Gli egizi credevano nell’aldilà. Erano certi che dopo la morte, ci sarebbe stata un’altra vita. Infatti le tombe dei faraoni contenevano molti oggetti che sarebbero serviti al defunto nella vita ultraterrena. Hai già visto la tomba di Tutankhamon ricchissima di tesori e di oggetti usati quotidianamente dal faraone e quindi utili anche dopo la sua morte. (Leggi l’articolo: L’ARTE EGIZIA).

Gli egizi credevano che l’anima risiedesse nel cuore, centro delle emozioni e della capacità di distinguere il bene dal male.

Per questo motivo, dopo la morte, il cuore degli uomini veniva pesato su una bilancia per stabilire se era puro abbastanza da garantire al morto la vita ultraterrena. Il cuore doveva pesare meno della piuma della dea Maat, altrimenti la morte sarebbe stata definitiva.

Maat era la dea dell’armonia, della giustizia e della verità, raffigurata nell’arte come una giovane donna recante il lungo scettro, simbolo di potere, e la chiave della vita. Comunemente veniva raffigurata con ali fuse alle braccia e una piuma di struzzo sulla testa. Tali immagini sono rintracciabili su molti sarcofagi  come simbolo di protezione per l’anima del defunto, idealmente avvolto dalle ali protettive della dea.

video: GLI EGIZI: LA VITA DOPO LA MORTE


Guarda il video con attenzione e poi rispondi alle domande per verificare che cosa hai imparato.

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GLI EGIZI: LA VITA DOPO LA MORTE- prima parte


Rispondi alle domande:

GLI EGIZI: LA VITA DOPO LA MORTE – seconda parte

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ARTE PREISTORICA

Ho creato accostamenti tra l’espressione artistica dell’uomo preistorico e quella dell’uomo moderno. Questo per mostrare come l’arte sia da sempre un mezzo di espressione e parte integrante del patrimonio culturale dell’umanità. Certamente gli scopi comunicativi sono molto diversi, e dipendono dal periodo storico, dal modo di vivere e dagli aspetti della vita a cui l’uomo ha attribuito valore. L’uomo preistorico raffigurava momenti importanti della sua esistenza, animali a cui dava importanza, anche perché rappresentavano un mezzo di sopravvivenza. A volte disegnare scene di caccia o animali da cacciare, aveva uno scopo propiziatorio, cioè diretto a favorire la caccia, che era l’attività che procurava nutrimento e quindi fondamentale.

Osservare il dipinto dei cavalli preistorici e quelli di un grande artista come Franz Marc, mi fa pensare a come da sempre, l’uso del colore e la scelta dei soggetti da rappresentare, esprimono fortemente l’animo umano e il suo modo di sentire. Per quanto riguarda l’immagine in fondo, ho accostato graffiti preistorici a quelli del celebre pittore Keith Haring. Quest’ultimo è famoso proprio per l’immediatezza attraverso la quale, disegnando omini dall’aspetto infantile per la loro semplicità, ha saputo comunicare i pensieri e le problematiche dell’uomo contemporaneo. Il colore acceso, i contorni netti e scuri, certamente sono un forte linguaggio espressivo. E di fatti, grazie ad Haring e ad altri artisti contemporanei, il graffitismo è tornato ad essere arte.

Il graffitismo infatti, inizialmente veniva interpretato come un atto di vandalismo, trattandosi di pitture realizzate da giovani sui muri dei palazzi, le stazioni ferroviarie, gli autobus… In realtà molti artisti di strada hanno voluto offrire alla gente, la possibilità di avere una specie di museo a cielo aperto, portando l’arte laddove tutti potessero fruirne. Un’arte fatta di immagini colorate con la bomboletta spray, che avevano la capacità di comunicare messaggi chiari e forti.

L’homo sapiens ha iniziato ad esprimersi disegnando sulla roccia delle caverne e creando dei veri capolavori. Non ti sembra emozionante? Quando l’uomo è diventato sedentario praticando l’agricoltura, l’abbondanza dei raccolti ha reso necessaria la produzione di recipienti. Così è iniziata l’arte della lavorazione della ceramica e sono stati prodotti vasi di cui abbiamo rinvenuto molti esempi. Ti mostro alcune opere d’arte di cui è stato capace l’uomo della preistoria, e quanto in realtà è vicino a noi.

E mi raccomando, guarda i video che si trovano in fondo a questo articolo!

SCOPRI LA PREISTORIA – video di HUB SCUOLA

LA GROTTA DI CHAUVET

LE PITTURE RUPESTRI DI ALTAMIRA – storia dell’arte in pillole

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GEOGRAFIA – L’APPENNINO UMBRO-MARCHIGIANO

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https://video.link/w/7OHOb PARCO NAZIONALE DEI MONTI SIBILLINI

https://video.link/w/9UHOb PARCO NAZIONALE DEL GRAN SASSO E DEI MONTI DELLA LAGA

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L’ARTE DEGLI EGIZI

L’arte egizia proviene principalmente da tombe e templi. C’è un legame strettissimo tra la religione e l’arte. Gli egizi credevano nella vita ultraterrena e le tombe erano vere e proprie case dell’eternità. Esse dovevano ospitare l’anima del defunto e custodirne il corpo, imbalsamato e chiuso nel sarcofago, insieme al corredo funerario necessario per la sopravvivenza nell’aldilà.

Le prime necropoli sorsero sulla sponda occidentale del Nilo: là dove tramonta il sole, il faraone si sarebbe ricongiunto al dio Sole Ra, di cui si riteneva figlio.

La prima forma di tomba fu la MASTABA, una bassa costruzione rettangolare di mattoni, con pareti inclinate e camera sepolcrale sotterranea.

Successivamente vennero costruite le PIRAMIDI.

Le piramidi a pareti lisce più famose sono quelle erette a Giza per i faraoni della quarta dinastia Cheope,, Chefren e Micerino. La più grande mai realizzata in Egitto è quella di Cheope, il faraone che regnò tra il 2550 e il 2528 a.C. Al suo interno, oltre a corridoi e gallerie, ci sono tre camere funerarie, di cui una sotterranea. La grande galleria, lunga 46 metri, larga due e alta quasi nove, conduce nel cuore della piramide. Le pareti inclinate sono realizzate con enormi blocchi di granito. Per la costruzione della piramide di Cheope, alta 146 metri, occorsero circa 20 anni di lavoro e più di due milioni di pesantissimi blocchi di pietra. Il vertice della piramide era formato da blocchi di pietra rivestiti con una lega di oro e di argento che rifletteva i raggi solari.

LA PIRAMIDE DI CHEOPE

Infine i sovrani del Nuovo Regno scelsero le TOMBE RUPESTRI, cioè scavate nella montagna in una zona chiamata Valle dei Re.

La vicina Valle delle Regine accoglie i sepolcri delle spose e dei figli dei faraoni.

LA TOMBA D’ORO DEL FARAONE TUTANKHAMON

Il faraone Tutankhamon, morto all’età di diciotto anni nel 1323 a.C., venne sepolto in una tomba rupestre nella Valle del Re, com’era consuetudine nel Nuovo Regno. La tomba si trova sulla sponda occidentale del Nilo. L’occidente è il punto in cui il sole tramonta, e quindi riposa, ma è anche il punto in cui la vita terrena dell’uomo finisce. La scelta di questo territorio è dovuta alla sua posizione strategica e anche al fatto che secondo la credenza del tempo, la zona era protetta dalle dea Hator. Inoltre le colline di tufo erano facili da scavare e da modellare per ricavare le tombe.

Pur essendo stata violata due volte dai ladri, l’archeologo Howard Carter trovò nel 1922 al suo interno, il più ricco corredo funerario mai rinvenuto: 3500 oggetti, di cui 150 circa, tra amuleti e gioielli, ornavano la mummia, e tanto, tanto oro.

Il sepolcro del faraone, costituito da quattro stanze, conteneva la piccola camera sepolcrale con pareti decorate da pitture. La maschera funeraria di Tutankhamon ricopriva il volto della mummia. E’ in oro puro (circa 10 Kg.), turchesi e pasta vitrea. Il sarcofago interno è in oro massiccio, alto 188 cm e pesante circa 110 kg. Le braccia incrociate sul petto tengono il flagello e il pastorale ricurvo, due simboli del potere regale e del dio Osiride. Il sepolcro custodiva anche i vasi canopi in alabastro che conservavano le viscere del sovrano.

Il trono di Tutankhamon è un sedile di legno coperto da una lamina sottilissima d’oro, decorato in argento, pietre dure e pasta vitrea. Lo schienale è decorato a sbalzo su placca d’oro con le figure della coppia reale illuminate dal grande disco solare del dio Aton. Le gambe, a forma di zampa di leone, terminano in alto con due teste leonine che avevano la funzione di proteggere il faraone. I numerosi gioielli ritrovati nella tomba testimoniano la grande abilità degli artigiani egizi nella tecnica orafa. La vivace colorazione delle pietre e delle paste vitree, hanno spesso un significato simbolico-religioso.

La statua lignea di Anubi (dio sciacallo, custode delle necropoli, giudice dei morti e divinità dell’imbalsamazione), trasportata a spalle dai sacerdoti durante il funerale del re, venne collocata nella stanza del tesoro. La sua figura nera doveva spaventare gli eventuali profanatori della tomba. La cassa color oro, su cui è adagiato, conteneva amuleti e altri oggetti connessi al rito dell’imbalsamazione.

Tra i tanti gioielli ritrovati, molti erano stati fabbricati all’epoca dei genitori e dei nonni del faraone. Come il pettorale qui sotto riportato, che, custodito in una scatola, era appartenuto probabilmente al padre Akhenaton. Lo scarabeo Khepri spinge il disco del Sole nascente.

All’interno del sepolcro sono state rinvenute statuette che rappresentavano i servi magici che avrebbero continuato a servire il faraone anche dopo la morte svolgendo i loro compiti quotidiani. Avevano la stessa funzione di altri utensili che i faraoni consideravano necessari per poter vivere in maniera confortevole nell’aldilà. Nella tomba di Tutankhamon vennero ritrovate delle scatole ovoidali dipinte di bianco e impilate sotto uno dei letti funerari del faraone: contenevano cibo per alimentare l’anima del giovane re nell’aldilà. Sono stati inoltre trovati: armi, indumenti di lino, carri, letti, bauli, scatole e altri articoli funerari.

QUESTA FOTO SCATTATA NEL 1922, MOSTRA L’ANTICAMERA DELLA TOMBA.

LE SCULTURE EGIZIE

Nell’antico Egitto l’immagine della figura umana, scolpita e posta all’interno della tomba, era considerata il sostituto del personaggio defunto e aveva il compito di aiutare l’anima a vivere per l’eternità. La rappresentazione di tale figura doveva rispettare modelli prestabiliti, che si pensava fossero stati imposti dagli dei, e che si tramandavano uguali nel tempo.

Le norme che regolavano le proporzioni, la posizione, l’atteggiamento e i colori restarono vincolanti fino al regno di Akhenaton.

Il faraone veniva raffigurato solo in tre posizioni: in piedi, con la gamba sinistra in avanti come nell’atto di avanzare, seduto sul trono oppure inginocchiato, mentre fa un’offerta agli dei o prega. Il faraone Amenhotep II, ad esempio, è raffigurato nella scultura in granito riportata al centro qui sopra, in ginocchio, nell’atto di offrire al dio Amon due vasi colmi di vino. L’artista ha messo in evidenza la muscolatura del re, famoso campione di corsa e di tiro con l’arco. I faraoni venivano comunque raffigurati con lo sguardo fisso in avanti, come se guardassero oltre il mondo terreno, per sottolineare il loro legame con la divinità.

LA CASA DEL DIO AMON

Nel santuario di Karnak si venerava il culto del dio Amon. Il complesso era composto da cortili con colonnati, da una grande sala con copertura piatta, sorretta da oltre un centinaio di colonne alte più di venti metri, cappelle, un lago sacro e un sacrario, accessibile solo ai sacerdoti e al sovrano. Un lungo viale fiancheggiato da centinaia di sfingi, collegava il santuario di Karnak all’area sacra di Luxor.

LA STATUA DI RAMESSE II

Ramesse II è stato uno dei faraoni più longevi: morì più che novantenne dopo aver regnato per sessantasette anni, durante i quali si distinse come grande guerriero e per i numerosi e importanti monumenti che fece costruire. La grande statua riprodotta qui sopra proviene dal santuario di Karnak. Ritratto ancora giovane, Ramesse è seduto in trono con i simboli del potere che lo presentano come re-dio dell’Egitto. In testa ha una corona blu, a forma di elmo da guerra in cuoio con piccole borchie di rame, ornata sulla fronte con l’ureo (una decorazione a forma di serpente che rappresentava la potenza e la forza del faraone e incuteva sottomissione ai sudditi). Nella mano destra regge lo scettro, un’insegna regale da cerimonia con la sommità ricurva, e nella sinistra un piccolo cilindro, l’altro scettro del re. Il faraone indossa una lunga veste da cerimonia pieghettata, con maniche di diversa lunghezza e ornata al collo da un prezioso collare. Ai lati del trono sono scolpiti (alla sinistra) la moglie prediletta Nefertari e (a destra) il figlio primogenito. Le piccole dimensioni sottolineano la gerarchia tra i personaggi. Il volto del faraone ha lineamenti tondeggianti. La forma degli occhi è sottolineata dalle linee del trucco, la piccola bocca sorridente dà una connotazione più umana al sovrano. Il viso è appena rivolto verso il basso, cioè verso i fedeli che lo dovevano onorare. Ramesse calza i sandali. Sotto i piedi sono scolpiti nove archi che simboleggiano le popolazioni nemiche sottomesse. Sul basamento figure di prigionieri nubiani e asiatici, alludono alla supremazia del faraone sui territori conquistati.

LA PITTURA EGIZIA

Anche la pittura egizia testimonia la funzione prevalentemente religiosa dell’arte. Le immagini dipinte accompagnavano il defunto nel viaggio nell’aldilà, immaginato simile alla vita terrena. Il pittore che decorava le pareti delle tombe dei faraoni, stendevano uno strato di intonaco liscio, composto da gesso e stucco, poi tracciava un reticolo quadrettato che gli permetteva di riprodurre le proporzioni reali del corpo umano, e di riproporre gli schemi e le forme dettati dalla tradizione. Le figure erano disegnate con un contorno netto e scuro. I colori erano applicati senza sfumature, utilizzando pennelli di fibra naturale. I personaggi principali sono più grandi degli altri e il colore della carnagione delle figure femminili appare più chiaro. I volti e le gambe sono visti di profilo, le spalle e gli occhi sono raffigurati frontalmente. L’idea della profondità dello spazio viene resa sovrapponendo parzialmente i soggetti. Le scene sono dipinte in fasce sovrapposte, separate da linee orizzontali su cui poggiano le figure. Il defunto veniva spesso raffigurato nelle sue occupazioni preferite, con oggetti e ambienti della vita quotidiana.

Nella Valle delle Regine, è stata rinvenuta la sepoltura della regina Nefertari. Il sepolcro è decorato con pitture parietali che illustrano il viaggio dell’anima della regina verso l’aldilà.

IL TEMPIO DI ABU SIMBEL

Tra i molti monumenti eretti dal faraone Ramses II, vi è il grande tempio di Abu Simbel la cui facciata è al contempo un capolavoro e un simbolo dell’arte egizia. Accanto ad esso, di dimensioni minori, si trova lo splendido tempio di Nefertari, sua moglie.

Sulla facciata, alta 33 metri e larga 38, spiccano le quattro statue di Ramses II, ognuna delle quali alta 20 metri, in ognuna il faraone indossa lo pschent ovvero le corone dell’Alto e del Basso Egitto, il copricapo chiamato “nemes” che gli scende sulle spalle con il cobra sulla fronte. Ai lati delle statue colossali ve ne sono altre più piccole, raffiguranti la madre e la moglie Nefertari mentre tra le gambe ci sono le statue di alcuni dei suoi figli.

Nel corridoio d’ingresso sono raffigurati ai lati file di prigionieri asiatici e nubiani legati, frutto delle vittorie del re.

Al corridoio segue una prima grande sala divisa in tre navate da 8 pilastri. Fra esse vi sono statue di Osiride alte 10 m e rivolte verso la navata centrale. Segue poi una seconda sala più piccola, anche questa divisa in tre navate. All’interno le sale contengono numerosi rilievi murali che raffigurano Ramesse II.
Tutte le scene sono di esaltazione del faraone che, protetto dalle divinità, sbaraglia i nemici. In particolare sono riportate scene della battaglia di Kadesh contro gli Hittiti presentata come una grande vittoria del faraone.

Il grande tempio rupestre di Ramses II, rivive due volte all’anno un fenomeno astronomico di grande bellezza. Il 22 ottobre e il 22 febbraio, a causa dell’orientamento della struttura scavata nella roccia, il sole si introduce all’interno investendo con i suoi raggi il sovrano e altre statue che durante i restanti giorni dell’anno restano nella penombra o nell’oscurità. Ciò esprime il senso simbolico dell’illuminazione del Faraone e della sua unione con la divinità.

 Nel 1979 il complesso è stato riconosciuto Patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

IL TESORO DI TUTANKHAMON

IL MUSEO EGIZIO DI TORINO

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GLI ANTICHI EGIZI E LE MERAVIGLIE DELL’EGITTO

Le opere italiane che resero eterni i capolavori egizi - IlGiornale.it

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GLI EGIZI E LE MERAVIGLIE DELL’EGITTO

 

DI SEGUITO UN APPROFONDIMENTO SULLA PIRAMIDE DI CHEOPE. CONTIENE VIDEO E IMMAGINI.

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LA PIRAMIDE DI CHEOPE

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GIORNATA DELLA MEMORIA – ALBERT BRUCE SABIN: UN VACCINO COME VENDETTA

Sappiamo bene quanto sia vitale per l’umanità intera trovare un vaccino per il Coronavirus.

Per la Giornata della Memoria voglio ricordare la figura, il lavoro, l’insegnamento e la statura morale di un medico che definire “grande” è solo un eufemismo: Albert Bruce Sabin.

Molti di noi ricorderanno quella zolletta di zucchero un po’ amara che da bambini abbiamo preso incoscienti di quanto contenesse, sì perché conteneva un vaccino contro una terribile malattia virale, la poliomielite, che uccideva o paralizzava migliaia di persone, in particolare bambini: con quella zolletta di zucchero inzuppata di vaccino furono vaccinati centinaia di milioni di bambini in tutto il mondo.

Albert Bruce Sabin nacque nel 1906 a Białystok, in Polonia ed è morto nel 1993 a Washington.

Era ebreo ed emigrò con la sua famiglia negli Stati Uniti.

Non volle brevettare il vaccino, rinunciando così allo sfruttamento commerciale da parte delle industrie farmaceutiche, il prezzo poteva così essere basso e garantire la sua più vasta diffusione nel mondo.

A proposito Sabin dichiarò: “Tanti insistevano che brevettassi il vaccino, ma non ho voluto. È il mio regalo a tutti i bambini del mondo.”.

Durante la seconda guerra mondiale due sue nipotine furono uccise dalle SS, gli venne chiesto se avesse desiderio di vendetta e questa fu la sua risposta:

“Mi hanno ucciso due meravigliose nipotine, ma io ho salvato i bambini di tutta l’Europa. Non la trova una splendida vendetta? Vede, io credo che l’uomo più potente sia quello che riesce a trasformare il nemico in un fratello”.

 

GUARDA QUESTI DUE BELLISSIMI VIDEO SU ALBERT BRUCE SABIN.

Video realizzato da Emmanuele Magli

Albert SABIN – L’uomo che salvò milioni di bambini

Video realizzato da Sara Rattaro

Sara Rattaro • Albert Sabin, cacciatore di sogni

 

Segnalo il libro Il cacciatore di sogni (Mondadori) di Sara Rattaro, racconta ai bambini la storia di Albert Sabin, lo scienziato che salvò il mondo.