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SIAMO PICCOLI SCENEGGIATORI!

Vogliamo trasformare un racconto narrativo in un copione da recitare in classe? Niente di più semplice, basta conoscerne le caratteristiche sintetizzate chiaramente nella mappa che segue. Insieme trasformeremo un brano umoristico in un breve e divertente copione da recitare in classe per divertirsi e divertire!

Schema di sintesi tratto da”Mappe per la scuola”

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DAL TESTO NARRATIVO AL COPIONE

 

IN MEZZO AL TRAFFICO

adatt. da Stefano Benni, Il bar sotto il mare, Feltrinelli

C’erano due vecchietti che dovevano attraversare la strada. Avevano saputo che dall’altra parte c’era un giardino pubblico con un laghetto. Ai vecchietti, che si chiamavano Aldo e Alberto, sarebbe piaciuto molto andarci.
Così cercarono di attraversare la strada, ma era l’ora di punta e c’era un flusso continuo di macchine.
– Cerchiamo un semaforodisse Aldo.
– Buon’idea – disse Alberto.
Camminarono finché ne trovarono uno, ma l’ingorgo era tale che le auto erano ferme anche sulle strisce pedonali.
Aldo cercò di avanzare di qualche metro, ma fu subito respinto indietro a suon di clacson e male parole. Allora disse: -Proviamo a passare in un momento in cui tutti sono fermi. Ma l’ingorgo era tale che, anche se i vecchietti erano magri come acciughe, non riuscirono a passare. Anzi Aldo rimase incastrato in un parafango e il proprietario dell’auto scese tutto arrabbiato, lo prese sotto le ascelle, lo strappò via e non sapendo dove metterlo lo posò sul cofano di un’altra auto.
– Eh no, qua no – disse il proprietario della seconda auto, lo sollevò e lo depositò sul tetto di un camioncino.
Così una botta alla volta Aldo stava quasi per arrivare dall’altra parte della strada. Ma l’uomo del camioncino mise la freccia a destra e parcheggiò nel lato da dove erano partiti i vecchietti. 
Era quasi sera quando a Aldo venne un’altra idea.
Mi sdraio in mezzo alla strada e faccio finta di essere morto – disse – quando le auto si fermano tu attraversi veloce, poi mi alzo e passo io.
– Non possiamo fallire – disse Alberto.
Allora Aldo si sdraiò in mezzo alla strada, ma arrivò un’auto nera e non frenò, gli diede una gran botta e lo mandò quasi dall’altra parte della strada
Forza che ce la fai! – gridò Alberto.
Ma passò una grossa moto e con una gran botta rispedì Aldo dalla parte sbagliata. Il vecchietto rimbalzò in tal modo tre o quattro volte e alla fine si ritrovò tutto acciaccato al punto di partenza.
– Che facciamo? – chiese.
Dirottiamo una bicicletta – disse Alberto.
Così aspettarono che un terzo vecchietto passasse in bicicletta e balzarono sul sellino (ci stavano perché erano molto magri tutti e tre). Aldo puntò la pipa contro la schiena del terzo vecchietto che si chiamava Alfredo e disse:
– Vai a sinistra o guai a te!
– A sinistra? Ma io devo andare dritto.
– Vai – disse Aldo – o ti riempio di tabacco.
Alfredo non comprese bene la minaccia, però si spaventò e cercò di voltare a sinistra, ma giunse ad alta velocità una Mercedes che colpì i tre vecchietti. Arrivò la polizia.
– Com’è successo? – chiese.
– Io sono l’onorevole De Balla – disse quello della Mercedes.
Allora può andare – disse il poliziotto – e voi, cosa avete da dire a vostra discolpa?
– Volevamo attraversare la strada dissero i tre vecchietti.
– Senti questa! – disse il poliziotto – Ah, gli anziani d’oggi! Imprudenti. C’è troppo traffico e siete vecchi e malandati.
– La prego, ci faccia attraversare – disse Aldo.
– Dobbiamo andare ai giardini – disse Alberto.
– Se no mi riempiono di tabacco – disse Alfredo.
Neanche per sogno, vi riaccompagno indietro. Da dove vi siete mossi? – disse il poliziotto.
– Da li disse Alberto indicando il marciapiede che volevano raggiungere.
– Allora vi ci riporto, e guai se cercate ancora di attraversare – disse il poliziotto.
Così con la scorta della polizia i tre vecchietti riuscirono a passare dall’altra parte e poi arrivarono al giardino.
C’era veramente un bel laghetto. Si trovarono così bene che non riattraversarono mai più.

Adattamento del testo per la recitazione del racconto

Risultati immagini per theatre

Aldo e Alberto sono due vecchietti che vogliono attraversare la strada per raggiungere un giardino pubblico.

Alberto:- Andiamo ai giardini, c’è un bellissimo laghetto.

Aldo:- Ma è l’ora di punta, passano troppe macchine. Cerchiamo un semaforo.

Alberto:- E’ una buona idea.

Aldo:- Ecco un semaforo. Ma guarda quante macchine. Sono ferme persino sulle strisce pedonali! Proviamo ad attraversare.

Automobilisti in coro:- Ma dove credete di andare! Non vedete che non si passa? Volete essere investiti?

Aldo rimane incastrato nel parafango di un’auto.

Proprietario dell’auto:- Ehi! Ma non hai niente da fare? Vuoi distruggermi il parafango? Vatti ad incastrare da un’altra parte!

Altro automobilista:- Eh no, qua no! Spostati da un’altra parte!

Aldo:- Neanche passando da un cofano all’altro abbiamo attraversato.

Alberto:- Siamo di nuovo al punto di partenza. Si sta facendo sera.

Aldo:- Facciamo così: mi sdraio in mezzo alla strada e faccio finta di essere morto. Quando le auto si fermano tu, Alberto, attraversi veloce, poi mi alzo e passo io.

Alberto:- Non possiamo fallire.

Ma un’ auto manda Aldo quasi dall’altra parte della strada.

Alberto:- Forza che ce la fai!

Poi una moto lo rispedisce da dove era venuto.

Aldo:- Sono tutto acciaccato. Che facciamo?

Alberto:- Dirottiamo una bicicletta.

Passa un vecchietto in bicicletta.

Aldo:- Ecco uno in bicicletta!

Alberto:- Saliamo sul sellino! Puntagli la pipa sulla schiena e obbligalo a girare a sinistra!

Aldo:- Vai a sinistra o peggio per te!

Alfredo (il ciclista):- A sinistra? Ma io devo andare dritto.

Aldo:- Vai, o ti riempio di tabacco.

Il vecchietto gira a sinistra ma i tre vengono travolti da una Mercedes. Sopraggiunge la polizia.

Agente di polizia:- Com’è successo?

Proprietario della Mercedes:- Io sono l’onorevole De Balla.

Agente di polizia:- Allora può andare. E voi, che cosa avete da dire a vostra discolpa?

Alberto:- Volevamo attraversare la strada.

Agente di polizia:- Senti questa! Ah, gli anziani di oggi! Imprudenti. C’è troppo traffico e siete vecchi e malandati.

Aldo:- La prego, ci aiuti ad attraversare la strada.

Alberto:- Dobbiamo andare ai giardini.

Alfredo:- Sennò mi riempiono di tabacco.

Agente di polizia:- Neanche per sogno, vi riaccompagno indietro. Da dove vi siete mossi?

Alberto:- Da lì. Dal lato del giardino pubblico.

Agente di polizia:- Allora vi riporto e non cercate ancora di attraversare la strada.

Aldo:- Finalmente siamo al giardino.

Alberto:- E c’è proprio un bel laghetto.

Aldo:- Meglio restare qui che riattraversare la strada!

 

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ESERCIZIO DI ITALIANO ON LINE – LETTURA E COMPRENSIONE

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Brano tratto da "Il segreto di Cagliostro" di Angela Nanetti - Giunti Junior

Dietro la porticina c’è un ingresso buio, illuminato solamente da una piccola finestra ricoperta di ragnatele grandi come tende.

E subito dopo una scala a chiocciola stretta stretta, che sale verso l’alto nell’oscurità più completa e dopo cinquanta scalini arriva davanti a un pianerottolo. Qui c’è una grande porta, con un battente di ottone che ha la forma di una testa di Medusa, piena di serpenti che sembrano veri, e davanti a questa porta l’uomo misterioso si ferma. Tira il fiato, si ripulisce gli occhiali e li rimette sul naso, poi prende il battente, lo solleva, e lo lascia ricadere tre volte.

Pong!!… Pong!!.. Pong!! fa il battente e al terzo suono si sente dietro la porta una voce.

“Chi è?”

“Sibilus…”

Un rumore di chiavistello e la porta lentamente si apre.

“Ti ho detto tante volte di non venire da me di giorno” dice l’uomo che sta dietro la porta.”Ti ha visto qualcuno?”

“Nessuno, signor barone, non si preoccupi. Ho incontrato solo una bambina”.

“Ah” fa il barone e s’incammina lungo un corridoio, tra quadri e tende di velluto scuro, che sembrano fatte apposta per mettere paura, ma che non impressionano per niente Sibilus e il barone. Alla fine del corridoio un’altra porticina, nascosta dietro una di queste tende e al di là, una stanza illuminata a giorno, con due tavoli bianchi e pulitissimi pieni di provette, alambicchi e strani aggeggi e alle pareti armadietti di vetro con animali imbalsamati, vasi e barattoli, bilancine e piccoli fornelli,  e ancora alambicchi e cose strane. Insomma, un laboratorio in piena regola.

E sulla parete più grande della stanza il manifesto di una donna bellissima con la scritta: “Ecco il segreto dell’eterna giovinezza”.

Il barone, che indossa un camice bianco e ha sul naso un paio di occhialini dalla montatura d’oro, si siede nell’unica poltrona della stanza, incrocia le gambe lunghissime, prende una sigaretta da un astuccio d’oro e se l’accende, poi getta uno sbuffo di fumo verso Sibilus, dritto e silenzioso.

“Allora dov’è” chiede, e allunga la mano. La mano del barone è giallastra e secca, ha le unghie curate ma lunghe e un po’ ricurve, come quelle di un avvoltoio.

Sibilus si toglie il berretto e si schiarisce la voce: “Ce l’ho signor barone, ma non è qui…”

………………………..

“Domani stesso andrò in biblioteca, da quella brava bibliotecaria, e facendo finta di essere un papà premuroso chiederò quel libro per il mio bambino malato, e domani sera…”conclude con una strizzata d’occhi “domani sera, appena buio, lei avrà le sue pagine, signor barone, o smetto di fare il ladro!”.

La faccia di Sibilus è così solenne, anche con gli occhiali scuri, che il barone ne rimane impressionato. Le sue mani si fermano, il colore rosso lentamente sparisce e finalmente si rilassa. 

PER SCARICARE E LEGGERE IL BRANO IN FORMATO PDF CLICCA QUI

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ESERCIZIO DI ITALIANO ON LINE – VERBO ESSERE P.N. O P.V.?

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Illustrazione di Francesca Bianchini docente di lettere presso Istituto comprensivo “M L King” Bottegone

Il predicato è l’elemento della frase che parla del soggetto indicando che cosa fa (predicato verbale) o chi è, cos’è, com’è (predicato nominale).

Il verbo che dice chi è, cos’è o com’è il soggetto è il verbo essere.

Il verbo essere unito ad un aggettivo ci dice com’è il soggetto.

Unito ad un nome ci dice chi è o cos’è il soggetto della frase.

Es.: Ilaria è dolce. VERBO ESSERE + AGGETTIVO = Com’è Ilaria? Dolce.

Ilaria è una bambina. VERBO ESSERE + NOME = Chi è Ilaria? Una bambina.

Il pianoforte è uno strumento. VERBO ESSERE + NOME = Cos’è il pianoforte? Uno strumento.

Tra il verbo essere e il nome o l’aggettivo non ci sono le preposizioni che invece  introducono i complementi indiretti (tutti, tranne il complemento oggetto).

Il verbo essere però non forma sempre il predicato nominale. Quando indica dove si trova il soggetto della frase, ad esempio, svolge la funzione di predicato verbale.

Infatti se io dico “Ilaria è a scuola” non dico com’è o chi è Ilaria, ma dove si trova.

Il verbo essere in questo caso è seguito da un complemento di luogo, introdotto dalla preposizione “a”.

“Ilaria è dai nonni.” La preposizione “dai” introduce il complemento che indica dove si trova Ilaria.

Il verbo essere svolge la funzione di predicato verbale anche quando indica la provenienza del soggetto da un dato luogo oppure l‘appartenenza del soggetto a qualcuno.

Nell’esercizio che segue dovrai indicare se il verbo essere svolge la funzione di predicato nominale o verbale.

PREDICATO VERBALE O NOMINALE?
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TEST ON LINE DI LETTURA E COMPRENSIONE

L’INVENTORE DI SOGNI

“L’inventore di sogni”

A Peter piaceva stare da solo, e pensare i suoi pensieri.

Il guaio è che gli adulti si illudono di sapere

cosa succede dentro la testa di un bambino di dieci anni.

Ed è impossibile sapere che cosa una persona pensa,

se quella persona non lo dice.

Tratto da “L’inventore di sogni” Ian McEwan, Einaudi ragazzi

LEGGI IL TESTO E RISPONDI ALLE DOMANDE

Poco dopo il suo decimo compleanno, a Peter venne affidato il delicato incarico di accompagnare a scuola la sorellina Kate, di sette anni. Peter e Kate frequentavano la stessa scuola. Ci voleva un quarto d’ora per raggiungerla a piedi e pochi minuti, con l’autobus. Di solito ci andavano a piedi con il papà che poi proseguiva per il suo ufficio. Adesso però i bambini erano abbastanza grandi da poter andare da soli in autobus, e la responsabilità dell’impresa ricadeva su Peter.   Continua a leggere

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CHE DIVERTIMENTO ALLA FATTORIA!

Che divertimento alla fattoria!

Niccolò è seduto in treno, guarda i campi e gli alberi che sfilano via. E’ l’inizio della primavera e attraverso gli alberi ancora spogli intravede il ruscello in fondo alla vallata. Niccolò e i suoi genitori stanno andando a trovare lo zio, la zia e la cugina Emma alla loro fattoria.

AutoreCommissione europea, Direzione generale dell’Agricoltura e dello sviluppo rurale

CHE DIVERTIMENTO ALLA FATTORIA!