LE FONTI STORICHE

LE FONTI STORICHE Come fai a dire che quello che trovi scritto sui libri di storia è realmente accaduto, visto che non c’eri e non l’hai visto accadere? Lo puoi affermare perché esistono gli storici, che hanno come scopo proprio quello di ricostruire i fatti e i cambiamenti avvenuti nella vita dell’uomo in passato servendosi dello studio di alcune tracce. Allo stesso modo tu non sapresti dire com’eri a sei mesi di età. Per saperlo hai bisogno di chiederlo a qualcuno, oppure di ricorrere ad altre fonti come foto, video. Quello che devi fare è appunto andare alla ricerca di … Continua a leggere LE FONTI STORICHE

L’USO DEI TEMPI VERBALI – MODO INDICATIVO

Il modo INDICATIVO esprime fatti e modi di essere che certamente si sono verificati nel passato o che si stanno verificando nel presente o che si devono ancora verificare. I TEMPI indicano se, nel momento in cui si parla o si scrive, l’azione è già avvenuta (passato), sta avvenendo (presente) o deve ancora avvenire (futuro). Il modo indicativo si articola in quattro tempi semplici, costituiti dalla sola parola del verbo, e quattro tempi composti, formati dall’ausiliare essere o avere + la parola del verbo terminante in –ato, -ito, -uto (cioè coniugato al participio passato). I tempi semplici dei verbi espressi nel modo … Continua a leggere L’USO DEI TEMPI VERBALI – MODO INDICATIVO

I NOMI ASTRATTI E CONCRETI

In base al significato, i nomi possono essere distinti in  CONCRETI o ASTRATTI, PROPRI o COMUNI, INDIVIDUALI o COLLETTIVI. Adesso parliamo dei nomi astratti e concreti. Fino ad ora hai conosciuto i nomi concreti. Sono CONCRETI i nomi che indicano persone, animali, oggetti reali che si possono percepire con i sensi. Bambino, gatto, rosa, sedia, mela… sono nomi che indicano persone, animali, cose che è possibile toccare, vedere, sentire, annusare o gustare. I nomi ASTRATTI invece indicano entità non percepibili con i sensi, perché rappresentano idee e concetti prodotti dalla mente, sensazioni, emozioni che hanno una consistenza interiore, ma non … Continua a leggere I NOMI ASTRATTI E CONCRETI

I NOMI DERIVATI

Come abbiamo visto, i nomi sono formati da una parte invariabile, la RADICE, e da una parte variabile, detta DESINENZA.

I nomi PRIMITIVI sono quelli formati soltanto dalla radice e dalla desinenza e non derivano da altre parole.

I nomi derivati sono formati dalla stessa radice di un nome primitivo, ma con l’aggiunta di un prefisso (una parte che si mette all’inizio della parola) o di un suffisso ( parte che si mette dopo la radice), oppure di entrambi, diventano parole con un significato diverso da quello del nome primitivo dal quale derivano.

Facciamo un esempio:

dal nome primitivo CARTA derivano i nomi CARTOLAIO, CARTOLINA, CARTOLERIA che hanno significati diversi.

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I NOMI ALTERATI – classe terza

Come sai, il nome è formato da una parte invariabile detta RADICE, e una parte variabile che è la DESINENZA:

GATTO

GATTA

GATTI

GATTE

Gatto è un nome PRIMITIVO, cioè formato dalla radice e dalla desinenza e che non deriva da alcuna parola.

Se aggiungiamo alla radice GATT il suffisso IN e la desinenza O, abbiamo la parola GATTINO (piccolo,  gatto).

Se aggiungiamo alla radice GATT  il suffisso ACCI e la desinenza O, abbiamo la parola GATTACCIO ( brutto, cattivo gatto).

Se a GATT aggiungiamo il  suffisso UCCI e la desinenza O, abbiamo un GATTUCCIO (graziozo gattino). Continua a leggere “I NOMI ALTERATI – classe terza”

IL NOME – CLASSE TERZA PARTE SECONDA

IL NOME : GENERE E NUMERO

Di solito, il genere e il numero dei nomi è identificabile osservando la loro desinenza.

Il nome infatti contiene una parte iniziale che si chiama radice e che resta invariata e una parte finale, detta desinenza, che cambia in base al genere e al numero.

Esempio:

BAMBIN-O genere: maschile, numero: singolare

BAMBIN-A genere: femminile, numero: singolare

BAMBIN-I genere: maschile, numero: plurale

BAMBIN-E genere: femminile, numero: plurale

Di solito quindi, dalla desinenza puoi capire se il nome è maschile o femminile.

Questo non vale per i nomi che al maschile e al femminile diventano parole completamente diverse:

MARITO – MOGLIE

SORELLA – FRATELLO

PADRE – MADRE

UOMO – DONNA

TORO – MUCCA

MASCHIO – FEMMINA Continua a leggere “IL NOME – CLASSE TERZA PARTE SECONDA”

IL NOME (classe terza-prima parte)

IL NOME

Il nome è quella parola che all’interno della frase serve ad indicare tutto ciò che esiste e che si può percepire con i sensi (persone, animali, cose, luoghi), e tutto ciò che pensiamo o proviamo (sentimenti, idee).

Il nome è una parte variabile del discorso, infatti può essere di genere maschile o femminile, e di numero singolare o plurale.

Come hai già studiato, i nomi possono essere comuni o propri.

I nomi comuni indicano genericamente persone animali o cose.

I nomi propri identificano precisamente una certa persona, un particolare animale o una cosa, distinguendola dalle altre della stessa categoria.

Facciamo un esempio.

Una classe è formata da tanti bambini e bambine.

Bambino/a è un nome comune e si riferisce a tutti gli alunni.

Tuttavia ogni bambino ha anche un nome proprio, che lo identifica e lo distingue dagli altri.

Quindi in una classe di bambini, uno si potrà chiamare Matteo, uno Enrico, uno Francesco…

gatto-che-dorme Pallino è un gatto.

Il suo nome comune è gatto.
Il suo nome proprio è Pallino.

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LA FRASE MINIMA

SE VUOI STAMPA LA SCHEDA DELLE SPIEGAZIONE IN PDF  LA FRASE MINIMA La frase minima è la frase più breve che si possa fare, dotata di un senso. In una frase, perché abbia un senso, devono essere chiari (anche se non espliciti), almeno due elementi: il soggetto e il predicato. Il soggetto è la persona, l’animale o la cosa (e comunque la parte del discorso che ne assume la funzione: pronome, aggettivo, infinito di un verbo…) che compie l’azione (o la subisce), e rappresenta ciò di cui si parla nella frase. Esempi: Molti hanno parlato, mentre tu rimanevi zitto (il soggetto è un pronome … Continua a leggere LA FRASE MINIMA

I CONNETTIVI TESTUALI

  (SE VUOI STAMPARE LA SPIEGAZIONE SCARICA IL PDF QUI) I connettivi sono quelle espressioni che servono per legare le parti di un discorso, oppure le frasi tra di loro. Si può dire che funzionano da ponte per collegare in modo logico e sensato le cose che diciamo o che scriviamo. I connettivi possono stabilire un rapporto di causa-effetto tra gli eventi.   Poniamo l’esempio tra due eventi: 1- PIOVE       2- PRENDO L’OMBRELLO CAUSA  = PIOVE. CONSEGUENZA  = PRENDO L’OMBRELLO.   La CAUSA è il motivo per cui capita un fatto e ci dice perché una certa cosa è … Continua a leggere I CONNETTIVI TESTUALI